Procida. Aveva trasformato la Polizia municipale di Procida in un proprio feudo, determinando una netta spaccatura tra il gruppo dei fedelissimi, soprannominato “la squadra”, gratificati da posizioni di privilegio, straordinari ed indennità di missione, ed i dissidenti, emarginati e vittime di dossieraggi. Tra essi il segretario generale del Comune. Queste le accuse della Procura di Napoli nei confronti del Comandante della Polizia Municipale di Procida (Napoli), colonnello Giuseppe Antonio Trotta. Tre le misure cautelari disposte nell’ ambito dell’ inchiesta, 23 gli indagati. Arresti domiciliari per Trotta, per la sua segretaria, Maria Grazia Costagliola di Polidoro, impiegata comunale, ed obbligo di dimora ad Avellino per il gestore dello stabilimento balneare “Paco Beach”, Ciro Coppola. Al colonnello, in servizio dal 1999 sull’ isola, ed alla segretaria vengono contestati i reati di falso in atto pubblico, calunnia, peculato e corruzione; a Coppola i reati di corruzione e falso in atto pubblico. L’ inchiesta è partita da un esposto anonimo, poi suffragato dalle dichiarazioni di un agente della Polizia Municipale di Procida, dalle quali cui emergevano gravi a carico di Trotta e della segretaria per un episodio dell’ autunno 2011. I due si sarebbero appropriati dei diritti di segreteria destinati al Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, 3000 euro. Intercettazioni telefoniche ed ambientali avrebbero documentato successivamente chiari tentativi di inquinamento probatorio attraverso una serie di falsi. In quattro casi, attraverso false attestazioni, il colonnello Trotta avrebbe finto di aver eseguito demolizioni disposte dall’ Autorità Giudiziaria o avrebbe segnalato l’ impossibilità di procedere. In questo modo il Comandante della Polizia Municipale avrebbe consentito agli autori degli illeciti edilizi di conservare la disponibilità dei manufatti abusivamente rea1izzati, salvo poi tentare di scaricare le responsabilità sull’ex sindaco di Procida, Vincenzo Capezzuto, mediante una documentazione fabbricata a tavolino dalla quale sarebbe emersa l’inerzia del sindaco nell’ esecuzione delle demolizioni. Per inficiare un sequestro operato dai carabinieri ai suoceri di un suo fedelissimo, Trotta avrebbe messo in atto palesi falsi ideologici. D’ intesa con il responsabile dei Servizi Tecnici del Comune di Procida, Il Comandante si sarebbe adoperato per l’ affidamento di lavori pubblici per circa 50mila euro, ad una ditta individuale che non aveva i requisiti di Legge. Tra gli agenti considerati dissenzienti c’ era Vincenzo Intartaglia, il quale, per aver preteso più volte una gestione meno clientelare del comparto contravvenzioni, era stato accusato ingiustamente di un furto perpetrato nell’ ufficio del Comandante. Le accuse venivano utilizzate a chiaro scopo intimidatorio. Al Comandante della Polizia Municipale vengono contestati numerosi casi in cui il ‘preavviso di infrazione’ non si trasformava in ‘verbale di contestazione’ se elevato nei confronti di parenti, dipendenti pubblici o liberi professionisti ritenuti dal Trotta utili per il proprio tornaconto e venivano cestinati. Favoritismi sono stati contestati a Trotta anche per i permessi di sbarco e di circolazione sull’isola di Procida.

Redazione Cronache della Campania