“Lei ha la possibilità di fornire notizie anche sull’amministrazione comunale di Scafati?”. “Sì, come… durante le votazioni, cose che appunto mi riferivano i Ridosso, l’attuale sindaco Aliberti, il fratello principalmente, ha fatto la campagna elettorale, viaggiava in macchina con dei membri della famiglia Sorrentino, detti i Campagnuoli”. La domanda è quella del sostituto procuratore della Dda, Maurizio Cardea. La risposta è quella di Pasquale Loreto, boss della camorra poi pentito che non ha mai spezzato il cordone ombelicale con Scafati. È il 2011 quando Loreto, finito nei guai per una vicenda accaduta in località protetta, ricomincia l’iter per il programma di protezione, avvia così un nuovo pentimento collaborando la Procura di Salerno che indaga sulle ingerenze criminali a Scafati. Nelle dichiarazioni di Loreto finiscono il figlio, Alfonso, che nel 1998 ha lasciato la località protetta ed è ritornato al paese natio, e i Ridosso, potente famiglia originaria di Castellammare coinvolta in episodi di usura, estorsioni e omicidi. La collaborazione di Loreto riguarda episodi criminali avvenuti dagli anni 2000 in poi, anni in cui ha continuato a mantenere rapporti oltre che con il figlio anche con i suoi amici, ha fatto affari – rivendendo auto nuove e usate – con concessionari della zona di Scafati e dei paesi limitrofi. È intervenuto per dare consigli, per risolvere le grane che il figlio e i Ridosso avevano con commercianti locali. Ha incassato proventi di tangenti e usura. Ma Loreto conosce anche fatti della storia recente scafatese che hanno innescato un’altra indagine: quella su possibili infiltrazioni della camorra nell’amministrazione. Un’indagine che ha portato, a settembre scorso, la Dda a effettuare delle perquisizioni a casa del sindaco Angelo Pasqualino Aliberti, del fratello Nello, negli uffici della Regione della consorte di Aliberti, Monica Paolino, consigliere regionale, della segretaria comunale Immacolata Di Saia e del factotum del sindaco, Giovanni Cozzolino. Quelle dichiarazioni rilasciate da Loreto, il 14 settembre del 2011, sono frutto di una conoscenza diretta del controverso collaboratore. A raccontargli cosa succede, a rapportarlo sui nuovi equilibri criminali e non a Scafati sono il figlio Alfonso e i suoi fedeli amici: i Ridosso. E Loreto non ha dubbi: “Durante la campagna elettorale Aliberti è stato appoggiato dai Sorrentino”, dice. Iniziano ad uscire i primi nomi. Da quale Sorrentino chiede il magistrato. “Mi sembra… dal figlio di Francesco Sorrentino, … Salvatore…E da altri membri. Qualche altro nome adesso non mi sovviene”. I “campagnuoli”, potente clan familiare che secondo Loreto continua a reinvestire nell’usura i proventi delle attività illecite, hanno un passato criminale di tutto rispetto nell’Agro. Salvatore Sorrentino, condannato a 30 anni di reclusione, nel maxi processo “Maglio”, era anche il proprietario del bene – mai utilizzato – confiscato dalla magistratura nel 2008 e affidato al Comune. Salvatore Sorrentino è lo zio omonimo dell’uomo che Loreto indica come colui che ha fatto campagna elettorale per Aliberti. Quella palazzina situata in una traversa di via Aquino, a poche centinaia di metri dalla stessa casa del primo cittadino, è una spina nel fianco dell’amministrazione. Doveva diventare un centro di aggregazione per giovani e disabili: questo il proclama del primo cittadino nel 2008. Poi per anni non se n’è più parlato fino a quando è stato inserito nel progetto “You and me” per il quale il Comune avrebbe avuto accesso ad un finanziamento europeo di 200mila euro. Ma nel frattempo quella palazzina è diventato un immobile fatiscente, sul quale l’amministrazione non ha puntato. Pasquale Loreto, alla fine di quel verbale del settembre 2011, si riservò di raccontare nei dettagli ciò che aveva appreso a proposito dell’amministrazione comunale scafatese, retta allora come oggi, dal sindaco Angelo Pasqualino Aliberti. E chissà se le sue dichiarazioni saranno – come fu nel 1993, anno in cui fu sciolto per infiltrazioni camorristiche il consiglio – la spina dorsale di un’inchiesta sulle commistioni tra politica e camorra a Scafati.

Rosaria Federico

Redazione Cronache della Campania