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lI “ripentimento” di Loreto mette in agitazione i Ridosso. E quando il pentito cambia domicilio, il figlio Alfonso e i suoi amici lo cercano insistentemente. A raccontarlo è lo stesso Pasquale Loreto che nel 2011 chiede di essere messo al sicuro dallo Stato. Teme di essere trovato. “Ho dovuto trasferire la mia residenza – dice Loreto al magistrato nel novembre del 2011 -. Il problema è rappresentato da (omissis) che è amico del comandante dei Vigili Urbani di (omissis) per cui sarebbe facilissimo sapere dove abito. Il (omissis) è contatto con mio figlio e con Gennaro Ridosso e Luigi Ridosso. Sono stato costretto a chiedere la residenza a (omissis) per intestare i contratti di gas e luce”. Non so se ci dobbiamo dare del lei o del tu, non so…”. “Come volete voi ingegnere, io non tengo problemi”. “E diamoci del lei, perché stiamo in una sede istituzionale”. La sede istituzionale è il comando provinciale dei carabinieri di Salerno. È il 20 febbraio del 2013. Sono uno di fronte all’altro: Pasquale Loreto, il boss pentito, e Aurelio Voccia De Felice, l’ingegnere figlio dell’ex sindaco di Scafati. Il confronto voluto dal magistrato della Dda serve a chiarire se Voccia De Felice abbia pagato una tangente di 50mila euro per conto dell’Aipa – la società che ha gestito i parcheggi a Scafati – ad Alfonso Loreto, figlio del collaboratore di giustizia, e a Luigi e Gennaro Ridosso. Loreto sostiene di aver avuto un vaglia dal figlio tra il 2009 e il 2010 che era parte di quell’estorsione. Voccia De Felice nega: “Mai pagato una tangente”. Avalla la tesi del pentito, un noto analista di Scafati, che ha ospitato nel suo studio l’amico ingegnere e Alfonso Loreto con Luigi Ridosso, figlio di Salvatore “piscitiello”, ucciso in un agguato di camorra, a fare da tramite un noto costruttore scafatese. Nell’incontro il gruppo Loreto-Ridosso chiede una tangente a Voccia De Felice, a quell’incontro segue la consegna di una busta. L’intermediario racconta di aver dato ai Loreto-Ridosso una busta gialla che gli era stata recapitata da Voccia De Felice. In quel plico, secondo la ricostruzione della Dda, c’era una prima tranche della tangente: 30mila euro. Quel “tu”, quel “lei” indeciso tra i due apre un confronto nel quale ognuno rimane sulle sue posizioni. “Mi hanno chiesto se era possibile far lavorare una persona come ausiliario del traffico, presso il gestore, e io gli ho detto che non era possibile perché avevano fatto un sorteggio, e comunque io non ero la ditta – dice Aurelio Voccia De Felice -. Perché loro inizialmente facevano confusione, gli dissero l’ingegnere Voccia segue questa cosa, in realtà io sono consulente di questa società. Loro mi chiesero se era possibile un po’ di lavoro, anche come ditte, e io risposi che se avevano una ditta regolarmente iscritta alla Camera di Commercio, con certificato antimafia, avrebbero dovuto lavorare, gli dissi che erano degli importi limitati. Al che loro dissero, no ma noi dobbiamo lavorare, non era proprio una richiesta così amichevole. E quindi alla qual cosa io dissi no”. Non si muove dalla sua tesi Loreto che conosce molto bene cosa è accaduto, suo figlio e i Ridosso lo hanno informato, lui ha beneficiato di quella tangente sui parcheggi. “Lei si è incontrato, loro volevano la gestione, non è stato possibile, lei ha detto questa ditta non dà gestione. Per cui ti danno i soldi e chiude il discorso. E avetechiuso l’estorsione – dice sicuro Loreto -. In due o tre tranche gli avete portato i soldi, la prima tranche sempre tramite (omissis, ndr), per cui lei dice no, però io mi risulta questo, non è che loro, la divisione di questi soldi che hanno fatto, che a me mi hanno portato circa tre, quattromila euro, non è che li hanno tirati loro dalle tasche. Con la sua verità potrebbe salvare mio figlio”. Il collaboratore di giustizia rincara a dose: “Ora ci possiamo dare pure del tu… sta dicendo una bugia perché io ho ricevuto quei soldi». Ma l’ingegnere è irremovibile: «Perché quei soldi tenevano scritto qualcosa sopra? Guardi suo figlio come tante persone dicono un sacco di palle”. Per la Procura l’estorsione c’è stata tanto che i Loreto, insieme ai Ridosso ne devono rispondere nel processo in corso. La gestione dei parcheggi era un altro affare sul quale puntarono i Loreto-Ridosso: affare da almeno 50mila euro.

Rosaria Federico
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Redazione Cronache della Campania