Don Maurizio Patriciello “Dio benedica tutti in particolare questo bambino la cui sorte non riesco proprio a invidiare”.

La nascita del piccolo Tobia, figlio dell’ex governatore della Puglia Nichi Vendola e del suo compagno Ed Testa, scatena la politica e il web diviso tra chi fa gli auguri alla coppia e chi invece condanna la scelta.  Sulla nascita del bimbo venuto al mondo con la tecnica dell’utero in affitto è intervenuto anche Don Maurizio Patriciello che punta l’accento sulla differenza anche in questo caso tra ricchi e poveri.  “In fondo i fratelli omosessuali- scrive sul suo profilo Facebook Don Patriciello-  non sono tutti uguali. La lotta al figlio ad ogni costo, a ben vedere, non è per tutti. Solo gli omosessuali ricchi infatti possono permettersi il lusso di potervi accedere. E per gli altri? Nessuno dice niente? Non credo che un operaio, un contadino, un muratore, un arrotino omosessuale potrà mai pagare le cifre astronomiche sborsate dai loro compagni più famosi. Discriminazioni! Ancora e ancora discriminazioni. La lotta di classe non è finita. Saranno sempre i poveri – omo o eterosessuali è la stessa cosa – a sudare sangue per mantenere in vita i capricci e vizi dei ricchi.Leggo che a Nichi Vendola sarebbe nato un figlio. Il seme sarebbe del signor Eddy Testa, suo compagno. L’ ovulo, da cui ognuno di noi ha cominciato a esistere, è di una donna californiana. La donna che ha portato in grembo per nove mesi il nascituro, invece, è indonesiana ma residente negli Stati Uniti. Il bambino, dunque, avrebbe due madri fantasma e un padre di nome Eddy Testa. Chiedo scusa, ma Nichi Vendola che c’ entra in questo affare? Dio benedica tutti. In particolare questo bambino la cui sorte non riesco proprio a invidiare. I figli – dicono – non sono di chi li fa ma di chi li cresce. Questa è una menzogna che cerca di passare per verità. I figli sono di chi li fa e poi li cresce. Se poi chi li fa, per un qualche motivo non può crescerli, la società allarga le sue braccia e corre in aiuto al piccolo, cercando di rimediare. Ho detto “ cercando di rimediare” perché il bambino adottato porterà sempre nel cuore il desiderio di conoscere la sua storia, i suoi genitori, i suoi eventuali fratelli. Nella disumana pratica dell’ utero in affitto, invece, non c’è niente di tutto questo. Ma solo il desiderio di qualcuno di avere un bambino tutto per sé. Un bambino, però, che non sarà – non potrà mai essere – suo figlio. Comunque lo si chiami. I nomi non cambiano la realtà. Se qualcuno – conclude Don Patriciello avesse giocato con la mia vita non glielo avrei perdonato mai”.


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