Quindici avvisi di conclusione delle indagini preliminari sono stati notificati dai carabinieri nell’ambito di una inchiesta della Dda di Napoli sul Comune di Casavatore nella quale risultano indagati, tra gli altri, il sindaco, il candidato che lo aveva sfidato nelle elezioni dello scorso anno, nonché consiglieri comunali, ufficiali di polizia municipale e alcuni presunti esponenti del clan camorristico dei Ferone, affiliato alla cosca degli Amato-Pagano. L’ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è di voto di scambio aggravato dal metodo mafioso. Oltre a promesse di soldi, posti di lavoro, buoni pasto e generi alimentari per ottenere voti, sono emerse legami con esponenti della criminalità organizzata che si sarebbero attivati per appoggiare candidati di entrambi gli schieramenti.Nell’inchiesta sono coinvolti sia il sindaco attuale Lorenza Orefice, eletta in una lista civica, sia il suo antagonista alle comunali del 2015, Salvatore Silvestri, a capo della lista ‘Pd Silvestri Sindaco’. Avviso di garanzia anche per Salvatore Ferone, elemento di spicco dell’omonimo clan e nipote del boss Ernesto, che appoggiava Lorenza Orefice, poi eletta, nell’intento di creare ‘canali di collegamento’ con le istituzioni. La donna , in una conversazione del 13 giugno, intercettata dagli inquirenti, sa che c’e’ stato uno scambio soldi-voti, ma omette di denunciarlo. Le pressioni del clan, poi, vengono registrate soprattutto per la lista ‘Un’altra Casavatore’, capeggiata appunto dalla Orefice, su elettori dei quartieri Parco Acacie e Casavatore Vecchio; nella lista era candidato anche Giuseppe Pranzile, suocero di Salvatore Ferone. Proprio Salvatore Ferone, insieme ad altre due persone, il 13 giugno picchia per strada Massimo Minichini, un pregiudicato sottoposto alla misura di sorveglianza speciale, che ‘lavorava’ alla propaganda elettorale di Salvatore Silvestri. Le indagini dei carabinieri e le intercettazioni telefoniche hanno monitorato l’intera fase della competizione elettorale, dal primo turno al ballottaggio. Sono venuti alla luce una serie di episodi di presunta corruzione politica e di infiltrazioni camorristiche: dalle promesse di soldi e posti di lavoro agli elettori – vicenda nella quale è indagato Silvestri, insieme con un consigliere uscente e due candidati – al coinvolgimento di Antonio Piricelli e Vincenzo Orefice, rispettivamente comandante e maresciallo della polizia municipale di Casavatore che avrebbero fatto propaganda a favore dello schieramento di Silvestri, si sarebbero attivati per evitare che i manifesti dei candidati venissero strappati ”modificando in modo evidente e riconoscibile dalla cittadinanza l’orientamento delle telecamere di videosorveglianza comunale”, e avrebbero omesso di denunciare minacce e irregolarità segnalate dalla Orefice. Fino alla campagna elettorale svolta in prima persona da appartenenti al clan Ferone, alcuni dei quali alla vigilia del ballottaggio pestarono in pubblico Massimo Minichini (che promuoveva la candidatura di Silvestri e di suo fratello, Ciro Minichini), allo scopo di dare alla cittadinanza una “dimostrazione di forza” e ottenendo così – secondo la ricostruzione degli inquirenti – il risultato sperato, ovvero il sovvertimento dell’esito del primo turno, che si sarebbe realizzato con l’affermazione finale della Orefice con una percentuale del 56 per cento.

Redazione Cronache della Campania