Castellammare. Politica: “I padroni del Pd tengono in pugno la città”
Castellammare di Stabia in “scacco” di quel che resta di un partito, in mano a pochi uomini. Mentre nelle altre città d’Italia si sono svolte le primarie, nella città delle acque non è stato ancora possibile svolgerle. Non si sa se per paura di qualcuno perché non avrebbe ricevuto il giusto “compenso elettorale” oppure perché si vuole a tutti i costi imporre la classe politica che dovrà, ancora una volta, reggere le fila dei burattini-cittadini. Stando alle ultime indiscrezioni, il candidato unitario del centro sinistra potrebbe essere il senatore Nello Di Nardo, che farebbe da “collante” per le varie aree interne al partito democratico cittadino, ma sicuramente non troverebbe consensi nella compagine dell’ex primo cittadino Nicola Cuomo. Fù proprio uno dei consiglieri in forza al partito di Di Nardo, nonché nipote diretto del senatore, a firmare con gli altri dodici consiglieri di opposizione per decretare la caduta dell’amministrazione comunale. Quel fatidico 8 ottobre, i 13, non decretarono soltanto la caduta dell’amministrazione, ma decretarono anche un baratro in cui è sprofondata la città. Nel frattempo sono tante le riunioni che si stanno facendo. Visti i tempi ormai ristretti le riunioni si susseguono freneticamente e costantemente, per trovare la “quadra” e decidere chi sarà a guidare la città nei prossimi mesi, almeno nell’area di centro sinistra. In effetti Castellammare di Stabia è sempre stata di centro sinistra, la svolta l’ha avuta poche volte. Tanti però sono i “padri illustri” della città, che però hanno sempre avuto mentalità democristiana. Non sarebbe difficile trovare, nelle prossime liste elettorali, nomi che magari sono incollati al muro già dagli ultimi anni 80. Un trentennio. E questa è la dimostrazione che in città non si sta facendo nessun passo avanti, anzi. Guardando al Partito democratico, ed analizzando le tantissime beghe interne, viene da pensare: “possibile che una determinata classe politica cittadina attenda direttive sul nome da candidare dall’esterno?”. Bè, per cercare il nome del prossimo candidato non bisogna andare tanto lontano, basta fermarsi alla vicina Boscoreale, roccaforte degli stati generali del Pd. Ora, come può una città di quasi 80 mila abitanti essere “guidata” dal potente di turno? Per quale motivo la classe politica attende istruzioni “da Boscoreale o da Napoli”? La risposta è semplicissima: Fuori Castellammare ci sono “le stanze dei bottoni”. Grazie a questi “bottoni” è possibile prendere una consulenza qua piuttosto che un incarico là, ed ecco spiegato perché si deve aspettare. Non certo il credo politico o la morale di certi “padroni” della città, ma solo per poltrone o consulenze. Poltrone. Come poltrona fù per Di Nardo, all’indomani della caduta dell’amministrazione Cuomo. Proprio i fedelissimi di Cuomo hanno scritto a Renzi nelle scorse settimane, ma nessuna risposta è arrivata, come per dire: “i panni sporchi si lavano in famiglia, sbrigatevela da soli”. Purtroppo già con la farsa-tesseramento in città, almeno per chi segue certe dinamiche, si è potuto vedere che il partito democratico è più spaccato che mai, prova tangibile è stato lo “scatto in avanti” di Umberto Ostieri che, statuto del partito alla mano, si è candidato alle primarie, ma purtroppo non si sono fatte, né il partito gli ha spiegato il perché. Non c’è nulla da meravigliarsi, anche perché alla luce dei fatti avvenuti a Napoli, e sulla scorta delle dichiarazioni del supermagistrato dell’anticorruzione Raffaele Cantone, non è vietata alcuna legge, perché sono operazioni private. Viene da pensare che attraverso queste “operazioni private”, si decide un candidato piuttosto che un altro da erigere a guida di una città, quindi tanto private non sono. Tornando a Castellammare, i giochi sono ancora aperti. Rimane soltanto da capire il “padrone” del partito democratico stabiese cosa abbia intenzione di fare.
Alberto Ferretti
