Renato Cavaliere, il killer pentito del clan D’Alessandro di Castellammare, colui che materialmente uccise il consigliere comunale del Pd stabiese, Gino Tommasino, il pomeriggio del 3 febbraio 2009, ha raccontato agli inquirenti cosa accadde quel giorno e soprattutto che il boss Vincenzo D’Alessandro, il reggente della cosca , disse loro:”…Avete fatto un bel casino con l’omicidio Tommasino”. Ma in un primo interrogatorio datato primo aprile 2015 aveva detto: “…gli ho detto che era stato suo cugino Salvatore Belviso a decidere l’omicidio e lui ha obiettato che certamente non doveva fare tutto quello che decideva il cugino…voleva uccidere me e Raffaele Polito”. Poi Renato Cavaliere ci ha ripensato e ha spiegato nei successivi interrogatori: “…Sono stato io ad andare a Rimini per giustificare l’omicidio di Luigi Tommasino con Enzo D’Alessandro. Lui mi ha chiesto se ero stato io e , dopo aver aver avuto la conferma, ha detto che avevamo fatto un bel casino riferendosi al fatto che avevamo commesso l’omicidio di pomeriggio in una zona molto trafficata di Castellammare di Stabia esponendoci al rischio di essere scoperti o uccisi… gli ho detto che doveva parlare con il suo cugino. Ho iniziato a giustificare l’omicidio Tommasino, ma Enzo D’Alessandro mi ha fermato dicvendo che era tutto  a posto. In considerazione dell’atteggiamento di Enzo D’Alessandro ho pensato che lui già fosse informato delle decisione di uccidere Tommasino Luigi. Non saprei dire se Belviso Salvatore prima della sua esecuzione abbia parlato con Vincenzo D’Alessandro o con Sergio Mosca come Belviso ha dichiarato nel corso del processo”. Appunto dovrà essere il processo che è iniziato in Corte di Assise d’appello a stabilirlo non caso il procuratore generale ha chiesto il confronto tra i pentiti.

Redazione Cronache della Campania