La nonna di Antonio Giglio in tv: “Temo sia stata la mamma ad ucciderlo”. La donna è stata aggredita in carcere

“Cos’è successo? Non lo so. Non credo più a quello che hanno detto finora, ora che si è saputo che Fortuna è stata uccisa io non so cosa pensare”. Così ai microfoni di ‘Pomeriggio 5’, trasmissione di Barbara D’Urso, la signora Dora, la nonna di Antonio Giglio, l’altro bambino morto in circostanze misteriose nel Parco Verde di Caivano. “Marianna, la mamma di Antonio, come ha potuto fare quello che ha fatto? Dire tutte quelle bugie? Non ha un cuore. Io ho paura che sia stata lei a buttare giù suo figlio”La madre di Antonio Giglio, il bimbo morto a Caivano per la caduta dallo stesso palazzo dal quale è stata buttata giù successivamente la piccola Fortuna Loffredo, è stata vittima di un tentativo di aggressione nel carcere di Pozzuoli. E’ quanto riferiscono all’Ansa fonti del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria. Secondo quanto si è appreso, l’aggressione da parte di alcune detenute è stato impedito dall’intervento di alcuni agenti penitenziari. ”Le detenute del carcere di Pozzuoli hanno picchiato la mamma del piccolo Antonio, vittima del palazzo degli orrori di Caivano”, fa sapere, con una nota, il Sappe, Sindacato autonomo di polizia penitenziaria. ”Solo l’intervento delle poliziotte penitenziarie, due delle quali sono rimaste contuse – dice il Sappe – ha impedito un linciaggio”. ”L’intervento a difesa della detenuta, in carcere per violazione degli arresti domiciliari, è stato tempestivo,rapido, anche se due agenti sono rimaste ferite”, dice Donato Capece, segretario del Sappe. “Sono ora state rafforzate le misure di vigilanza e di sicurezza nei confronti della detenuta che ha rischiato un vero e proprio linciaggio – prosegue Capece – In carcere, infatti, i reati a sfondo sessuale hanno anche la riprovazione degli alti ristretti e compito della polizia penitenziaria è impedire gesti inconsulti e violenti come quelli di oggi a Pozzuoli. E dunque è facile comprendere quali e quante criticità deve affrontare quotidianamente il personale della polizia penitenziaria che, come nel caso specifico di Pozzuoli, è stato in grado di impedire un evento che avrebbe potuto avere conseguenze peggiori per la detenuta.

 

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