Il parcheggio di Vico Equense dietro l’omicidio Tommasino. Il pentito: “Gli scaricammo l’intero caricatore contro perché dovevano capire che avevano sbagliato, che comandavamo noi a Castellammare”

“Uccidemmo Gino Tommasino poco prima che incontrasse due imprenditori. Avevamo avuto una soffiata su quell’appuntamento e non doveva arrivarci…Tommasino stava gestendo autonomamente alcuni affari che interessavano al clan  e l’omicidio ci fu ordinato per dare una lezione a tutti…Gli scaricammo l’intero caricatore contro perché dovevano capire che avevano sbagliato, che comandavamo noi a Castellammare”. E’ sconcertante questa ultima frase  del killer pentito del clan D’Alessandro, Renato Cavaliere, colui che fece materialmente fuoco in viale Europa a castellammare contro il consigliere comunale del Pd, Gino Tommasino. Frasi contenuti nelle prime 60 pagine del verbale omissato e che ieri mattina è stato depositato agli atti del processo in Corte d’Assise d’Appello a  Napoli contro lo stesso Cavaliere e Catello Romano due dei quattro componenti del commando di morte che il pomeriggio del 3 febbraio 2009 la eseguì in viale Europa non distante dalla sua abitazione e che erano stati condannati all’ergastolo poi annullato dalla Cassazione che ha rimandato in Assise di Appello per la riformulazione della pena. Gli altri due indagati, i due pentiti Salvatore Belviso e Raffaele Polito (entrambi reo confessi già sono stati condannati il primo a 18 anni di carcere con il rito abbreviato e il secondo a 10 anni), saranno interrogati di nuovo in questo processo per avere un quadro della situazione più preciso e confermare il racconto di Cavaliere. Lo ha deciso il procuratore generale Francesco Iacoviello che ha depositato agli atti il verbale di Cavaliere. Il consigliere del pd sarebbe stato ucciso quindi “perché stava guadagnando tanto con la gestione dei parcheggi e non voleva dare soldi ai clan”. I parcheggi dunque il movente e il nuovo scenario investigativo che coinvolge altre persone. In primo luogo Claudio Russo, napoletano di Secondigliano, allora titolare della “Sintesi”, ditta con sedi a Sant’Antimo e Casoria che gestiva il servizio di sosta a pagamento a Castellammare e poi  Giuseppe Passarelli, amministratore della “Gp”», imprenditore edile originario di Casal di Principe e molto presente nell’area stabiese , in maniera particolare a Gragnano e in Penisola Sorrentina, dove ha gestito la realizzazione di diversi edifici pubblici e privati nonché i parcheggi interrati. Proprio sulla gestione delle nuove aree di sosta in arrivo a Vico Equense erano finite le mire del clan D’Alessandro. Secondo Cavaliere, Tommasino aveva appuntamento a Vico Equense proprio con Russo e Passarelli per discutere della gestione del parcheggio interrato in costruzione dove oggi sorgono piazza John Fitzgerald Kennedy e la nuova sede degli uffici comunali vicani. Un incontro a tre dal quale il clan era stato escluso e non avrebbe ricavato nulla. L’incontro era fissato alle 17, ma Tommasino fu ucciso a Castellammare circa un’ora prima, proprio per impedirgli di raggiungere Vico Equense. Russo avrebbe già confermato l’appuntamento, mentre Passarelli ha negato tassativamente di dover incontrare l’imprenditore napoletano e Tommasino. Le nuove indagini in corso e il processo dovranno stabilire la nuova verità e soprattutto sempre il famoso o famosi mandanti che mancano all’appello.

Articolo precedenteSpaccio di droga: arresti domiciliari per Pasquale Vastarelli, nipote del boss della Sanità
Articolo successivoCastellammare: rischiano il processo per truffa 20 operai Fincantieri e due imprenditori