Scafati: il pentito Loreto fece picchiare due volte il consigliere comunale Barchiesi. La tangente sui parcheggi

“Carlucciello è quella persona di cui vi ho parlato a proposito del primo pestaggio a Roberto Barchiesi consigliere comunale”: sfuggono agli ‘omissis’ particolari riguardo i rapporti e gli episodi che legano il clan Ridosso-Loreto e la politica scafatese. Quell’accenno, emerso nel secondo verbale riassuntivo stilato da Alfonsino Loreto, il 25 febbraio scorso fa capire come il neo pentito abbia illustrato all’antimafia i rapporti tra la camorra locale e i politici. Roberto Barchiesi, ex zio acquisito di Alfonso Loreto che aveva sposato la nipote dalla quale è divorziato, fu eletto nella lista ‘Grande Scafati’, nel 2013 in appoggio al sindaco Angelo Pasqualino Aliberti. Loreto racconta – ma questo è ancora oggetto di indagine – che il consigliere fu picchiato due volte. Episodi che potrebbero essere avvenuti proprio nel periodo in cui, improvvisamente Roberto Barchiesi decise di dimettersi. Il suo fu un vero e proprio ‘giallo’ sostenne che le dimissioni erano state consegnate dalla moglie per problemi di salute. Tanto che fece un ricorso al Tar per ritornare in consiglio e vinse. Un consigliere sempre fedelissimo di Pasquale Aliberti, fino a settembre scorso, quando – probabilmente liberatosi dalla pressione del clan Loreto-Ridosso (gli arresti degli uomini della cosca sono di settembre scorso, ndr) – fece scelte controcorrente facendo in modo che non andasse in porto l’operazione ‘decadenza’ del primo cittadino. Sul politico scafatese si sono appuntate le indagini – spronate dalle dichiarazioni di Loreto che parla di veri e propri pestaggi – sulle ingerenze della criminalitĂ  sulla politica locale.

Tutto avvolto dal segreto delle indagini, come altri episodi che il neo pentito narra nei suoi verbali e ‘omissati’ dalla Procura. Alfonso Loreto parla degli appalti ottenuti con le sue imprese ma anche di tangenti chieste da altri gruppi criminali per lavori pubblici in cittĂ . Sicuramente dopo l’estorsione fatta dal clan Loreto-Ridosso ai danni dell’Aipa per la gestione della sosta a pagamento e dei parcheggi, anche altri gruppi – dopo gli arresti di Alfonsino e dei suoi fedelissimi – hanno imposto o chiesto il pizzo sui parcheggi. A subentrare nelle estorsioni il clan Sorrentino, secondo il neo pentito, che a suon di ‘danneggiamenti e attentati’ avrebbe imposto tangenti alla societĂ  che aveva sostituito l’Aipa nella gestione dei parcheggi e delle strisce blu. Indica il nome del referente che starebbe gestendo l’affare, anch’egli un giovane rampollo dei Sorrentino.

Alfonso Loreto spiega nei dettagli anche della tangente all’Aipa sulla quale ci fu una ‘cresta’. Pasquale Loreto, il padre, e Romolo Ridosso sapevano che la societĂ  con sede a Milano – per conto di Aurelio Voccia De Felice – ha pagato 30mila euro. Ma Alfonsino Loreto smentisce tutti e spiega come si arrivò a chiamare l’ingegnere scafatese, figlio dell’ex sindaco Dc di Scafati, Franchino Voccia. “Prendemmo 45mila euro – dice Alfonso Loreto – ma dicemmo a tutti che ce ne aveva dati 30. Gli altri 15mila li dividemmo noi”. Un altro capitolo, in parte ancora segreto, questo della tangente all’Aipa, nei quali i retroscena hanno ancora una volta implicazioni di tipo politico amministrativo. Un pezzo importante delle indagini che l’antimafia sta svolgendo sul Comune di Scafati, sulle infiltrazioni della camorra nell’amministrazione pubblica, sull’organizzazione del clan sul territorio è nelle parole di Alfonsino Loreto. E questa volta, un componente della famiglia Loreto pare sia disposto a tradire anche i ‘fratelli’ pur di uscire dal giro della malavita. Le sue rivelazioni sono dirompenti e fanno giĂ  parte di un’indagine, curata dal sostituto procuratore Vincenzo Montemurro, nella quale a settembre scorso sono finiti il sindaco Pasquale Aliberti, il fratello Nello, la moglie la consigliera Regionale Monica Paolino, la segretaria comunale dell’Ente Immacolata Di Saia e il factotum staffista Giovanni Cozzolino. La lista delle persone sottoposte ad indagini da settembre scorso ad oggi pare si sia allungata e le responsabilitĂ  circoscritte non solo dalle dichiarazioni di Alfonsino Loreto, ma anche di tanti testimoni che hanno deciso di vuotare il sacco.

Rosaria Federico

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