I pentiti raccontano: “Il clan D’Amico tentò di uccidere Luigi De Micco, fratello dei due ras”

Il clan D’Amico, prima di subire il duplice omicidio Minichini-Castaldi, cercò di uccidere Luigi De Micco, fratello dei ras Salvatore e Marco De Micco: i “Bodo” di Ponticelli. Lui restò illeso, ma gli investigatori capirono subito che la sparatoria nel circolo ricreativo aveva come obiettivo la sua morte e ora i pentiti lo confermano. In particolare, sono stati Gaetano Lauria e Giovanni Favarolo a ricostruire l’episodio, accaduto il 5 dicembre 2012, come descrive Il Roma oggi in edicola.

“Preciso – ha messo a verbale Giovanni Favarolo – che la foto che mi mostrate è di Gino De Micco, fratello di Salvio e Mar- co De Micco. Ricordo che gli spararono contro in una Better gestita da loro in un vicoletto di via Argine. Ricordo anche che non fu colpito e accadde prima del duplice omicidio Castaldi- Minichini. Non l’ho mai incontrato ma ho sentito parlare di lui. Il giorno in cui fu oggetto dei colpi d’arma da fuoco, fui chiamato anche io da Giuseppe D’Amico tramite Antonio Mini- chino, il quale mi disse che Peppino mi voleva e che sarei dovuto andare con la moto. Mi rifiutai in quanto non facevo par- te del “sistema”. Il giorno dopo andai io da Peppino, il quale mi raccontò quanto accaduto la sera precedente: cosa che tra l’altro avevo già appreso da Antonio Ercolani, figlio di Nunzia D’Amico e Salvatore Ercolani. In particolare, quando gli chiesi (a Giuseppe D’Amico detto “Fraulella”, secondo gli investigatori, ndr) cosa fosse successo, mi rispose che erano stati Enea De Luca e Cristian Marfella su suo incarico a sparare nel circolo dei De Micco per ammazzare qualcuno di loro. Giuseppe D’Amico mi disse che Cristian Marfella aveva fatto confusione e avevano dovuto buttare anche una pistola nuova”. Simili le dichiarazioni di Gaetano Lauria, rese ai pm antimafia il 23 luglio 2014. “Riconosco nella fotografia Enea De Luca, affiliato ai De Micco. Inizialmente stava con i D’Amico per conto dei quali andò a sparare con Cristian Marfella, Gennaro Castaldo e Gennaro Sorrentino a Luigi De Micco nel suo bigliardo. A fare fuoco fu Marfella, il quale disse a Giuseppe D’Amico di aver ucciso Luigi De Micco, tanto che D’Amico fece buttare via la pistola. Poi si seppe che non era andata così. Ho saputo queste cose proprio da Giuseppe D’Amico, il quale si lamentava della pistola persa. Cristian Marfella, mentre era detenuto, riceveva i soldi attraverso la sorella Anna De Luca Bossa. Quest’ultima venne da noi, a casa di Nunzia, e ci voleva dare la pistola di Cristian con la quale aveva sparato a Danilo La Volla. Non ce la sia- mo presa perché non è riuscita a portarcela a causa della presen- za di molti carabinieri”.

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