Uccise a soli 17 anni il boss dei Quartieri Spagnoli, “Mimì dei cani”: condannato a 22 anni di carcere. Il racconto dei pentiti

 Una condanna a 22 anni di carcere è stata inflitta a un giovane che a soli 17 anni, il 7 gennaio del 1999, uccise a Napoli, con diversi colpi d’arma da fuoco, il capoclan Domenico Russo, soprannominato “Mimì dei cani”. L’omicidio maturò durante uno dei momenti più cruenti della faida dei Quartieri Spagnoli che, alla fine degli anni ’90, provocò numerosi morti durante gli scontri tra opposte fazioni per il predominio degli affari illeciti tra il cosiddetto Cavone e il Pallonetto di Santa Lucia. Il giovane – Mirko Pasquarella- trucidò Russo con diversi colpi di pistola alla testa; la ricostruzione dell’omicidio, in indagini coordinate dalla Procura della Repubblica dei Minorenni di Napoli e dalla Dda di Napoli – è stata resa possibile grazie alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia. La sentenza è stata emessa dal Tribunale dei Minorenni di Napoli.Aveva 17 anni ma già un killer affidabile e senza scrupoli, oggi ne ha 32.  Raffaele Scala, e Vincenzo Gallozzi questi ultimi due pentiti. E grazie al racconto  dei pentiti Raffaele Scala, e Vincenzo Gallozzi che si è fatto luce su quello spietato omicidio che si inquadra nella faida dei Quartieri di quegli anne c che lasciò sul selciato decine di morti tra cui anche il figlio di Mimì dei cani, Ciro Russo ucciso a Boscoreale. A raccontare l’omicidio di “Mimì dei Cani” proprio il mandante, Raffaele Scala, ora pentito. Ecco il suo racconto: “La sua realizzazione maturò improvvisamente il 7 gennaio del 1999, quando venne a casa Mirko Pasquarella ad avvisarmi che la vittima predestinata era in strada. Era dunque il momento per realizzare almeno il primo dei tre obiettivi. Quando Mirko mi avvisò di ciò, mi trovavo nell’abitazione abitata da Mario di Biasi che si trova in vico Figurelle a Montecalvario e con me, oltre a mia moglie e ai miei figli, c’erano Salvatore Attanasio e Ciro Crocono detto ‘ciruzzo spezzacatene’. C’era anche Andrea Cavuoto, ma non ricordo con esattezza in quale momento questi giunse. Diedi subito incarico a Mirko e Andrea di andare a prendere la motocicletta di mio cognato Gianfranco che, negli ultimi tempi aveva messo a disposizione proprio di Cavuoto e che in precedenza era custodita da Luigi Cangiano. A tale proposito mi viene, però, il dubbio che la motocicletta possa essere stata portata sui Quartieri Spagnoli proprio da Andrea Cavuoto nel momento in cui ci raggiunse. Ciò perché è possibile che, ricevuto l’ambasciata da Mirko convocai subito Andrea dicendogli di raggiungerci e di portare la motocicletta. Per la verità non ricordo con esattezza questa specifica circostanza. si consideri che Andrea abita a Rione Traiano nei presso dell’abitazione di Luigi Cangiano. Ricordo bene che, comunque, ad un certo punto scendemmo da casa io Mirko, Andrea, Attanasio e Spezzacatena perché era mia intenzione recuperare una pistola custodita presso l’abitazione dei miei suoceri dietro una lavatrice. Preciso anche che feci allontanare subito Spezzacatene e Cavuoto rimase leggermente indietro nel vicolo. Fui io a chiedere a mio suocero di darmi la pistola, cosa in cui riuscì solo dopo verne vinte le resistenze. A differenza di mia suocera, lui era, infatti, assolutamente contrario ad ogni forma di attività criminale e dunque, cercava di farmi desistere. Preciso che nè Attanasio nè Spezzacatene ebbero alcun ruolo in quell’omicidio, sebbene quest’ultimo si mise subito a mia disposizione. Gli dissi, però, di allontanarsi anche perchè era stato da poco scarcerato. Cosa che fece, così come Attanasio, una volta in strada, si allontanò. Ricordo anche che dopo poco dela delitto Mirko, Andrea e Attanasio si allontanarono per Milano. Ricordo pure che mio figlio Salvatore si stava allontanando ma lo fermai perchè, se avesse fatto ciò i sospetti sarebbero ricaduti su di lui. Infatti la polizia ricercò i miei figli e se ben ricordo fecero anche lo stube ad uno di loro poi risultato negativo. La scelta di Milano era legata al fatto che li abitava un parente du Ivan Palanca. L’arma utilizzata era una pistola a tamburo, credo si trattasse di una 357 magnum”.

 

 

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