Arriva in Parlamento la vicenda del militare di Scafati, Francesco Raiola, arrestato per errore e cacciato dall’esercito

Scafati «Io parlavo di mozzarelle, due chili, ma loro si erano convinti che si trattasse di una partita di stupefacenti. E quando con un collega discutevo della Tv con ingresso Mediaset per le partite, non utilizzavo un linguaggio criptato come loro pensavano, ma effettivamente di un apparecchio da comprare in un centro commerciale». Francesco Raiola, 34 anni, di Scafati, il militare dell’esercito arrestato il 21 settembre del 2011, per ordine del Gip del Tribunale di Torre Annunziata vuole giustizia. Il suo caso è al centro di un’interrogazione parlamentare del senatore angrese, Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir. “Non bastano 41mila euro – questo il risarcimento ottenuto dopo la piena assoluzione – per ripagare l’errore giudiziario” dice Esposito.

Francesco Raiola, 34 anni, ha raccontato la sua storia al Giornale.it e il suo caso ha richiamato alla memoria quello famoso e triste di Enzo Tortora, perché all’epoca dell’arresto – 73 furono le misure cautelari tra Scafati, Boscoreale, Sant’Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Poggiomarino, Angri, Casola di Napoli, Mercato San Severino, Baronissi, Pagani, San Valentino Torio, Sarno e Nocera Inferiore – a guidare la Procura di Torre Annunziata c’era proprio Diego Marmo, lo stesso che promosse le accuse nei confronti del presentatore Enzo Tortora. E allora il caso di malagiustizia e le analogie tra Raiola e Tortora si moltiplicano. Il militare dell’esercito, sposato e con due figli finì in carcere: quattro giorni di isolamento, ventuno in cella a Santa Maria Capua Vetere, più cinque mesi ai domiciliari e la fine della carriera in divisa. L’inchiesta passò, per competenza territoriale, al Tribunale di Nocera Inferiore e il Gup, nel 2015, prosciolse Raiola nel corso dell’udienza preliminare. Ma la vita del militare era già cambiata. L’esercito italiano lo ha cacciato per le pesanti accuse di traffico di stupefacenti e ricettazione.

Il senatore di Area Popolare, Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir, ha presentato un’interrogazione con carattere di urgenza indirizzata al presidente del Consiglio Renzi e ai ministri di Giustizia e Difesa sulla vicenda di Francesco Raiola, “un 34enne militare che a causa di un’inchiesta della procura di Torre Annunziata, guidata da Diego Marmo, lo stesso giudice che spiccò le accuse contro il conduttore televisivo Enzo Tortora, ha perduto per decaduti diritti morali il suo posto nell’Esercito italiano”. “Francesco Raiola – dice Esposito – aveva all’attivo tre missioni, due in Kosovo e una in Afghanistan, militare modello e con la fedina penale immacolata. Un caso di malagiustizia denunciato dalla testata online sulla percezione della sicurezza, “ofcs.report”. Raiola ha vissuto oltre 4 mesi agli arresti domiciliari e ha scontato 21 giorni di carcere, di cui quattro in cella di isolamento nel carcere di Santa Maria Capua Vetere”. “Gli inquirenti – sottolinea Esposito – ritenevano che quando il militare in un’intercettazione diceva di portare ‘due chili di roba’ si riferisse a droga, mentre si trattava piu’ semplicemente di mozzarella con cui doveva omaggiare i suoi commilitoni della caserma di Barletta dove prestava servizio. A causa dello stress accumulato a Raiola, sposato con due figli, è stato anche diagnosticato un melanoma maligno”.

L’operazione Alieno, partita da un’indagine dei carabinieri di Castellammare di Stabia, portò all’arresto di 73 persone. Gli inquirenti scoprirono l’esistenza di diverse piazze di spaccio tra tra la provincia di Salerno e Scafati, in particolare, e quella di Napoli e l’area stabiese. Piazze di spaccio gestite a Scafati dai fratelli Terrestre e da Carmine Alfano, poi rinviati a giudizio.

Il modus operandi era caratterizzato da un linguaggio criptico attraverso cui i pusher e gli acquirenti comunicavano, stabilendo dietro appuntamento i luoghi in cui la cessione e l’acquisto sarebbero dovuti avvenire, la quantità ed il relativo prezzo della sostanza stupefacente. Proprio quel linguaggio criptico fece pensare che Raiola – intercettato in una telefonata – parlasse in codice di droga.

“L’indennizzo al signor Raiola disposto dal Tribunale di Nocera Inferiore per l’errore giudiziario commesso a suo carico e pari a 41.000 euro – scrive il senatore Esposito nell’interrogazione a risposta orale – non può rappresentare in alcun modo un equo ristoro per i richiamati danni morali, fisici e professionali subiti in questi anni”. (r.f.)