Nove pentiti accusano il nuovo boss del clan Lo Russo: Enzo ‘o signore “The one” con la casa in stile Grande Fratello

 Nove pentiti lo descrivono come uno dei personaggi di maggiore peso criminale all’interno del clan Lo Russo di Miano. Ora che è latitante Enzo ‘o signore figlio del boss Giuseppe ha acquistato ancora di più carisma. E’ sfuggito alla cattura nel blitz di due settimane fa contro il clan dei “capitoni” ed ora è ricercato dalle forze dell’ordine. Enzo ‘o signore è ben noto negli ambienti criminali, la sua crescita ed il ruolo di vertice raggiunto nel clan è noto anche ad esponenti di organizzazioni confinanti con cui ha trattato. Gli otto pentiti, Mariano Grimaldi, gli zii Salvatore e Mario Lo Russo, Mario Centanni, e poi quelli di Secondigliano e Scampia, Michele Vitagliano , raffaele Liberti, Emanuele Ferrara, Giuseppe  Ambra e l’ex boss della Vanella-Grassi, Antonio Accurso hanno delineato un quadro ben preciso di Enzo ‘o signore soprattutto nell’ambito del traffico di droga. Uno dei collaboratori di giustizia Emanuele Ferrara, ha raccontato ai magistrati: “… Il gruppo di Enzo Lo Russo, detto il signore ricordo che aveva un tatuaggio sull’avambraccio destro con la scritta “the one”, immagino quindi che anche Paolillo doveva avere questo tatuaggio “. e invece Mario centanni ha spiegato: “…Enzo Lo Russo, figlio di Giuseppe, si occupa di erba e gestisce tali traffici tramite Stravato Raffaele, Corona Marco e tale Pagliuchella i quali sono alle sue dipendenze e la vendono senza però avere una specifica piazza. Corona Marco è il fratello o fratellastro di Stravato Raffaele. Tranne Pagliucchella tutti gli altri hanno sulla schiena lo stesso tatuaggio, la frase  “fedeltà e amicizia per ’o signore”.

Vincenzo Lo Russo, scrive la Dda, “è coinvolto nei principali affari della famiglia. Si registra, fin dai tempi in cui, durante i permessi concessi dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo, Carlo stava riprendendo il controllo del clan, come lo stesso fosse infastidito dal rischio di perdere la propria indipendenza ed il ruolo di primo piano conseguente allo stato detentivo dei “vecchi” fratelli Lo Russo. Emerge invero il malcontento del capo clan per il comportamento, in particolare, del nipote e di ciò parla con la figlia di Giuseppe Lo Russo, Mena, che conferma come anche il padre, sottoposto al regime del 41 bis . è arrabbiato con il figlio Enzo che si disinteressa della famiglia e che non va ai colloqui. Carlo si fa chiamare (tramite Mena) da Enzo e gli ordina di recarsi da lui quando andrà in semilibertà (in verità il Tribunale rigetterà la richiesta di concessione del regime meno afflittivo). Enzo ‘o signore, come lo stesso figlio di Carlo Lo Russo, Enzo, sono oggetto di critica da parte dei rispettivi genitori anche per le amicizie che hanno. Mena, infatti, riferisce proprio delle lamentele del padre secondo il quale Enzo deve “togliersi i cumpagn malament da torno”. Carlo sostiene con il figlio Enzo che lui ed i suoi amici siano dei fannulloni, buoni a nulla che, addirittura, rischiano di farlo uccidere per non riuscire a svolgere neanche le mansioni di sentinella. Del malumore di Peppe ne fa cenno anche la sua compagna Teresa D’Ambrosio che, in una conversazione con Carlo, gli racconta di essere andata a colloquio da Peppe e che lo stesso è amareggiato per quanto accaduto a Lellè, ma soprattutto è arrabbiato con il figlio Enzo perché non sta andando più ai colloqui. Carlo la rassicura dicendole di stare tranquilla perché ha già ha provveduto lui a richiamare telefonicamente ‘o signore e che ha dato ordini che al prossimo colloquio con Peppe Lo Russo, che si sarebbe tenuto il successivo 27 ottobre presso il carcere di Novara, avrebbero partecipato, oltre a Mena, anche Enzo ‘o signore ed il figlio Enzo. Carlo manda anche un chiaro messaggio di rassicurazioni al fratello detenuto in vista della sua scarcerazione, affermando che le cose si sistemeranno”.

Anche  lo zio Mario Lo Russo, neo pentito parla dei traffici di droga del nipote: “…Anche lui traffica in droga, so che ha una decina di ragazzi vicino e si occupa di rifornire le piazze di spaccio. Una piazza in particolare si trova sotto casa sua, in via vittorio Veneto ed ha una decina di ragazzi, tutti giovani che io non conosco, che lavorano per lui. L’ho incontrato durante il periodo in cui sono stato libero dal 2013, ma poi lui è stato arrestato prima di me. Ho letto anche le dichiarazioni di un collaboratore che fanno parte del mio processo per 74 in cui si parla di una casa tipo “Grande fratello” di mio nipote Vincenzo e dico che effettivamente questa casa esiste, la conosco e corrisponde alla descrizione che ha fatto questo collaboratore di cui non ricordo il nome. Ha effettivamente un ring, si tratta di una cosa popolare ma rimessa a lusso e si trova al civico 20 del Rione San Gaetano”.


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