Angri, Giuseppe Palo racconta: “Ecco perché ho sparato a Rega e Coppola”

Angri. “Ho sparato a Rega perché mi aveva aggredito e perché aveva fatto un’estorsione ad un mio amico”: Giuseppe Palo, alias Peppe ‘o zingariello, racconta al Gip Luigi Levita l’episodio che lo ha portato a ferire Rosario Rega e Luigi Coppola. E’ stato interrogato ieri mattina dal giudice che ha emesso un’ordinanza per duplice tentato omicidio nei suoi confronti, nel carcere di Fuorni, alla presenza dei suoi avvocati Michele Avino e Luigi Calabrese. “Non volevo uccidere nessuno, sono pentito per quello che ho fatto” ha detto il 52enne che è rimasto in carcere. Palo ha spiegato che Rega voleva vendere a lui e al suo amico Gennaro un pezzo di ricambio per 500 euro quindici giorni prima dell’agguato. Palo rifiutò l’acquisto mentre Gennaro in un primo momento strinse un patto con Rega, ma poi tornò sui suoi passi. “Mi voleva vendere un pezzo di ricambio per 500 euro, non lo volli e lo misi in contatto con il mio amico Gennaro” ha detto il commerciante. Quando anche Gennaro si tirò indietro cominciò il pressing di Rosario Rega. Prima chiedendogli di rispettare i patti iniziali poi passando ad una vera e propria estorsione. “Gli disse di consegnargli i soldi altrimenti avrebbe fatto ritorsioni nei suoi confronti. Io consigliai a Gennaro di rivolgersi ai carabinieri, ma non lo fece”. Il rifiuto a consegnare i soldi pattuiti scatenò la vendetta di Rega, ha raccontato Palo, tanto che a Gennaro fu incendiato un camion. L’amico di Palo a quel punto decise di pagare Rega. Gli consegnò 200 euro in cambio della tranquillità. Ma la vicenda non era finita comunque. La storia dura per molti giorni fino al giorno dell’agguato, quando nei pressi di via Nazionale, all’angolo di via delle Fontane, Peppe Palo incontra Rega e Coppola. Ne nasce un diverbio, con il commerciante di autoricambi che ha la peggio, viene colpito al volto con diversi pugni da Rosario Rega. A quel punto scatta l’ira e l’idea della vendetta. “Sono andato in officina, dove ho trovato un albanese che qualche volta lavora per me – ha detto al giudice – mi ha chiesto cosa mi era capitato e gli ho spiegato la situazione. Sono andato a prendere la pistola e lui si è offerto di accompagnarmi. Volevo dare una lezione a Rega, ma non volevo ucciderlo”. Il resto è noto. Giuseppe Palo è andato in piazza Madonna delle Grazie ed ha sparato, colpendo prima Luigi Coppola e poi inseguendo Rega nella pasticceria: “Non volevo ucciderlo, tant’è – ha riferito Palo – che ho chiesto ai titolari della pasticceria di accendere la luce nel laboratorio buio e loro lo hanno fatto. Ho trovato Rega nascosto sotto il frigorifero, a quel punto gli ho sparato alle gambe e sono andato via. Avrei potuto ucciderlo ma non l’ho fatto”.

(nella foto il luogo dell’agguato ad Angri e in alto da sinistra Giuseppe Palo, il figlio Antonio Roberto e le due vittime Rosario Rega e Luigi Omar Coppola)


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