I nuovi verbali del boss pentito Carlo Lo Russo: “Tangenti su tutti i lavori, 500 euro anche da chi pitturava case e palazzi”

Continua a riempire pagine di verabli, molti omissati, il boss pentito Carlo Lo Russo che sta raccontando agli investigatori della Dda di Napoli la storia più recente del clan. Gli ultimi omicidi, i legami con le altre cosche e tutti gli affari compresi i colletti bianchi e gli insospettabili legati alla storica famiglia camorristicica dell’area a Nord di Napoli.”Da settembre a Natale mi hanno dato 100mila euro in contanti quale quota di un grosso traffico di cocaina che avevano concluso”,  ha spiegato così agli investigatori il boss pentito Carlo Lo Russo da dove derivano i suoi ingenti guadagni che hanno consentito di mantenere il clan, di pagare le “mesate” a tutti di mantere la sua nuova compagna oltre alla moglie e al figlio e di fare la bella vita. “…la droga-ha raccontato alla Dda l’ultimo dei “capitoni” di Miano che si è penttito- per venderla in grosse quantità grazie ai contatti con il Sud America bisognava darmi una quota: era la regola…21mila e 500 euro dalla piazza di via Miano che mi servivano per tutte le spese, considerando che ogni mese spendevo 50mila euro per i carcerati a cui davamo 1500 euro al mese…2/3mila euro entravano ogni mese dalla piazza di spaccio di eroina a Miano, duemila euro da quella al Don Guanella, 2/3mila da Marianella, duemila euro dal rione San Gaetano mentre le grosse importazioni periodiche consentivano al clan di recuperare i capitali investiti con un bel margine di guadagno…”. Ma c’erano anche altre entrate nella holding di Carlo Lo Russo: “…Cinquemila euro al mese erano i proventi degli ospedali”,  e ancora:”…La gestione delle macchinette di videopoker ci dava una quota fissa di 6mila euro al mese… e invece i quattro panifici fruttavano invece circa 5mila euro, la stessa somma mensilmente incassata con il business degli ospedali”. E infine le estorsioni: il boss aveva una squadra, quella che nel clan veniva chiamato il “gruppo dei bei capelli” che individuava i cantieri appena aperti e andava a imporre la tangente, servendosi anche di operai amici: anche chi faceva una semplice ed economica opera di pitturazione doveva pagare una tangente da 500 euro: “…quella grossa è stata l’estorsione del parco Janfolla. Se ne parla anche nelle intercettazioni dell’ordinanza ma non mi è stata contestata…” .