Il pentito Overa: “Fu Marco Mariano a favorire l’ascesa di Salvatore Esposito al Cavone”
L’agguato di ieri pomeriggio al vico Nocelle a Materdei è una sorta di spartiacque nella nuova geografia criminale del centro città. Non foss’altro per i personaggi coinvolti. Innnanzitutto il vero obiettivo dell’agguato ovvero il boss Salvatore Esposito, considerato uno degli emergenti: abitava in Via Correra non lontano da dove è stato ucciso. Cresciuto all’ombra del boss Ciro Lepre ‘ o sceriffo, uomo di fiducia dei Mariano “Picuozzi” dei Quartieri Spagnoli, in carcere da quattro anni con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione. Prima del boss era stato arrestato il fratello Patrizio detto ‘o ninnillo e poi nel settembre del 2014 sotto casa fu ucciso l’altro fratello Carmine. Da quel momento era iniziata l’ascesa di Salvatore Esposito che era diventato il padrone incontrastato dei traffici illeciti del Cavone fino a Piazza Dante. Spietato, spregiudicato e assetato di potere non aveva esitato a schiaffeggiare alcune donne della famiglia Lepre. Ecco cosa ha raccontato di Salvatore Esposito il pentito del clan Mariano, Maurizio Overa in un verbale datato 5 febbraio 2016: “…Ho conosciuto Salvatore Esposito nel 2014. In realtà fu Marco Mariano a parlarmi di questo ragazzo dicendomi che stava imponendosi, da un punto di vista malavitoso, nella zona del Cavone a ridosso di piazza Dante. In effetti, questo Esposito nasce all’interno del clan Lepre nel periodo in cui tutti i capi erano detenuti , a partire da Ciro Lepre detto “’o sceriffo” e i fratelli. Esposito aveva buoni rapporti d’affari con una donna imparentata con persone del clan Lepre, che si occupava della gestione degli affari illeciti raccogliendo i proventi delle estorsioni e delle altre attività illecite…Fu Marco Mariano a cercare il primo incontro con Salvatore Esposito in quanto la sua intenzione era di avere un appoggio anche in quella zona. Peraltro, in quel periodo, c’erano anche contrasti con il figlio di un nostro affiliato, Francesco Festa detto “’o chicco”, figlio di Gaetano Festa detto “a’ mossa”. Noi Mariano riuscimmo a mettere pace tra i due e riuscimmo anche a fare un’alleanza con Salvatore Sequino della Sanità, con il quale io avevo buoni rapporti fin da ragazzo. Con Salvatore Esposito c’erano “’o chicco” e altri giovani di cui non ricordo i nomi, ma che saprei riconoscere in foto. In particolare noi Mariano registrammo in quel periodo una chiara intenzione del gruppo Esposito di impadronirsi delle attività illecite del clan Lepre e noi favorimmo ciò anche attraverso l’aiuto all’acquisto di armi”.
