L’angelo del Monaldi non ce l’ha fatta: addio a Martina, il cuore nuovo non l’ha salvata

L’angelo del Monaldi, Martina Paesano non ce l’ha fatta: è morta al Monaldi la piccola di 4 anni di Castello di Cisterna dopo il trapianto di cuore atteso per un anno e praticato a fine luglio. Nell’arco di un mese si è aggravata per un presumibile rigetto immunologico che ha messo in crisi il cuore nuovo donatole da un altro sfortunato ragazzo romano morto in un incidente il 25 luglio scorso. Dopo un decorso clinico in rianimazione, successivo al trapianto, promettente per la sorte della bambina (il miglioramento era stato tale per cui la piccola era anche stata staccata dal respiratore artificiale) è sopraggiunto un repentino peggioramento spiegabile solo con un rigetto (ipotizzato ma non provato in quanto la biopsia necessaria avrebbe complicato ancora di più la situazione clinica) rallentando la marcia del suo nuovo organo fino alla crisi diventata irreversibile dopo ferragosto. A nulla è servito affiancarle di nuovo il cuore artificiale che già aveva aiutato e accompagnato Martina nei lunghi mesi in cui la piccola aspettava un organo compatibile. I sanitari speravano che mettendo a riposo l’organo che batteva nel seno della piccola si sarebbe potuto recuperare il cuore trapiantato, ma ciò non è avvenuto. Nulla da fare anche con le terapie antirigetto, comunque praticate dopo i primi giorni di cura e i segni di crisi cardiaca, quando si è visto che la ripresa non avveniva. Le condizioni di Martina – anche in ragione del fisico provato dalle pesanti cure anticancro praticate dalla più tenera età e poi dal complesso intervento chirurgico subìto a fine luglio – sono definitivamente precipitate il 22 agosto con la morte sopraggiunta il giorno dopo, martedì 23 agosto. Il buio e il dolore sono calati sulla mamma Francesca Esposito che per oltre un anno ha condiviso la degenza di Martina in ospedale. Difficile accettare la perdita definitiva, dopo un carico di speranza tanto grande, anche da parte dei due cardiochirurghi pediatrici che hanno operato Martina, il nuovo primario Guido Oppido, originario di Bologna, vincitore di concorso nella scorsa primavera dopo l’addio di Caianiello e la dottoressa Gabriella Farina. A loro è stato affidato il delicato compito di ricostruire la realtà cardiochirurgia pediatrica del Monaldi e della Campania. Dolore e sgomento anche da parte dei nuovi vertici dell’azienda ospedaliera dei Colli. Il neodirettore generale Giuseppe Longo e il nuovo direttore sanitario Giuseppe Matarazzo, hanno reso omaggio alla piccola salma il 24 mattina portando le condoglianze alla famiglia. Per Martina la breve vita è stata un lungo calvario: nata a Torre del Greco il 13 novembre del 2012, viveva a Castello di Cisterna con mamma Francesca e papà Pasquale ed il fratello Gabriele. A 17 mesi di vita le viene diagnosticato un tumore cerebrale (medulloblastoma) trattato chirurgicamente e con chemioterapia. A causa della terapia anticancro sviluppa una cardiomiopatia dilatativa. Dopo un anno di terapia farmacologica nel mese di luglio 2015 le viene impiantato il cuore di Berlino (cuore artificiale) e il 19 novembre del 2015 viene inserita in lista d’attesa con criterio di urgenza nazionale. Da allora è stata sempre ricoverata presso la cardiochirurgia pediatrica del Monaldi. L’età, il peso, l’emogruppo B hanno reso difficile il reperimento di un cuore da trapiantare, prolungando l’attesa terminata il 26 luglio scorso. L’intervento, la speranza che cresce, poi la doccia gelata della triste realtà difficile da accettare per tutti.
“Una crisi di rigetto- ha raccontato al quotidiano Il Mattino, Daniele Esposito, zio materno della piccola, costretto a fare da filtro davanti alla casa in cui si consuma l’immenso dolore di Pasquale Paesano e Francesca Esposito, la mamma e il papà di Martina.Mia sorella e mio cognato vogliono stare da soli e in silenzio devono in qualche accettare l’atroce assurdità di genitori sopravvissuti ad un figlio. Era un angioletto, Martina. Pieno di buonumore e prodiga di sorrisi, nonostante quel tubo infilato nel piccolo petto. Perciò capite. Non è il caso di insistere. I genitori sono morti dentro”.