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Angri, morì insieme ai suoi gemellini: “Gravi responsabilità dei medici del Mauro Scarlato”

21 Settembre 2016 - 16:33 · Redazione Cronache della Campania

Angri/Scafati. Maria Rosaria Ferraioli e i suoi gemellini morirono per la negligenza dei medici: il pool di periti che effettuarono la perizia medico legale dopo la morte della giovane donna e dei suoi bambini inchiodano i medici dell’ospedale Mauro Scarlato accusati di omicidio colposo e procurato aborto. Disattese le elementari prassi mediche nella cura della ragazza, giunta in ospedale per un ascesso all’inguine e incinta di due gemellini. Secondo i periti l’intervento per rimuovere l’ascesso alla gamba, ma anche tutte le successive fasi di assistente alla degente furono errate. E infine furono sbagliate le manovre rianimative quando Maria Rosaria Ferraioli cominciò ad avere difficoltà respiratorie. Un tassello importantissimo nel processo in cui sono imputati Michele Mastrocinque, di Pompei, ginecologo di fiducia della donna, gli anestesisti Michele Piscopo di Angri e Raffaele Molaro di Somma Vesuviana, il chirurgo Attilio Sebastiano di Salerno ed il ginecologo Vincenzo Centore di Angri che si è tenuto dinanzi al giudice monocratico Raffaella Caccavale, pm Federico Nesso. Il medico legale Giovanni Zotti, il ginecologo De Masellis e l’anestesista Catapano hanno ripercorso i passaggi dal momento dal momento del ricovero fino al decesso, valutando – attraverso le cartelle cliniche e le testimonianza – ma anche dall’esame autoptico le fasi di una tragedia. Secondo i periti la donna doveva essere portata in un ospedale con reparto di terapia intensiva neonatale o comunque una delle prime preoccupazioni dei medici dello Scarlato doveva essere quella dei bambini che portava in grembo. Il ginecologo di fiducia della signora, Mastrocinque, avrebbe – inoltre – dato una cura non idonea per l’ascesso di cui soffriva la donna, secondo i periti. Errori medici sono stati sottolineati a carico del chirurgo e dei due anestesisti che non pensarono ad un taglio cesareo per salvare i bambini. “È stato fatto un altro passo in avanti per affermare la responsabilità dei medici – ha detto l’avvocato Gianluigi Di Ruocco, che difende la famiglia della signora insieme all’avvocato Gianpaolo Salvato -. Stiamo combattendo contro la prescrizione. È grave il fatto che per un processo che ha visto la morte di una madre e due bimbi non sia ancora arrivata ad una sentenza di primo grado”. La ragazza fu ricoverata all’ospedale di Scafati, la sera del 24 aprile del 2011, per un ascesso ad una gamba, curato dal suo ginecologo con una pomata applicata nei giorni precedenti. Morì il giorno dopo insieme ai suoi gemellini.