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Napoli, la procura chiede il processo per due medici del Monaldi per la morte della piccola Irene

15 Settembre 2016 - 09:09 · Redazione Cronache della Campania

Il pm Valentina Rametta della Procura di Napoli, a conclusione delle indagini, ha ipotizzato responsabilità umane per la morte di Irene, la bambina di tre anni morta quasi un anno fa, per una crisi di rigetto del cuore che le era stato trapiantato pochi mesi prima e ha chiesto il processo per i due medici indagati. Sulla richiesta del pubblico ministero dovrà ora pronunciarsi il gip. Sotto accusa, come ricorda Il Mattino, ci sono il cardiochirurgo Guido Oppido e il cardiologo Diego Colonna che visitarono Irene quando arrivò al Monaldi il 24 ottobre scorso con febbre alta e sintomi di malessere generale. I due professionisti erano di turno presso il reparto di cardiochirurgia pediatrica e, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero dovuto disporre il ricovero della piccola, tenuto conto del fatto che non si trattava di una paziente comune ma di una bimba che aveva da poco subito un trapianto di cuore. Invece, si legge nel capo di imputazione, “omettendo un’accurata diagnosi dello stato clinico della paziente affetta da una grave patologia cardiaca e pregresso trapianto, che presentava al momento della visita uno stato febbrile e una frequenza cardiaca elevata, e omettendo il ricovero e il continuo monitoraggio della piccola ne cagionavano il decesso che si verificava a causa di un arresto cardiaco determinato da un processo bronco pneumonico acuto in presenza di un rigetto di cuore trapiantato”. A sostegno della tesi accusatoria c’è la relazione dei consulenti Pietro Tarsitano, Antonio Perna, Carlo Vosa, nominati dal pm, oltre alla denuncia dei familiari della bambina che sin dal primo momento sollevarono dubbi sulla opportunità di un ricovero che probabilmente sarebbe valso a salvare la vita a Irene. Il processo dovrà chiarire tutti gli aspetti di questa triste storia e sarà l’occasione per i due imputati di far valere le proprie tesi difensive. La storia di Irene, nata in un basso del lotto G di Scampia, aveva commosso Napoli. I suoi genitori, giovanissimi e con difficoltà economiche, ricevettero l’aiuto di tanti  per garantire alla bimba tutte le cure di cui c’era bisogno. A maggio 2015 Irene fu operata per il trapianto di un cuore nuovo nel reparto di chirurgia pediatrica del Mondali, intervento riuscito, e si tornò a sperare per lei. Poi una sera di ottobre la bambina cominciò a star male. Aveva i sintomi di una malessere generalizzato – come ricostruisce l’inchiesta -, febbre, tosse, tachicardia, ma fu sottoposta solo ad esame elettrocardiografico e esame ecografico fast, e poi dimessa con affidamento al pediatra curante. Nei giorni successivi le sue condizioni peggiorarono fino alla crisi respiratoria che il 30 ottobre la mandò in arresto cardiaco e rese vana la corsa disperata all’ospedale di Giugliano.