Agguato al Piano Napoli di Boscoreale, chiesta la condanna del baby pentito ‘poco attendibile’

Boscoreale. La Procura non ritiene del tutto attendibile il pentito Gerardo Colantuono: è quanto emerge nel processo per gli spari al Piano Napoli di Boscoreale nei confronti di Rita e Argentina Improta del 25 luglio 2014. Colantuomo ha ammesso di gestito, fino al 2014, una piazza di spaccio nel quartiere popolare al confine con Torre Annunziata e ha rivelato di aver preso parte ad una decina di azioni di fuoco avvenute tra Boscoreale e Torre Annunziata. Colantuono è infatti imputato, insieme ai fratelli Angelo e Annunziata e alla madre Rosa Intagliatore per tentato omicidio nei confronti delle sorelle Improta. In aula ha voluto fare dichiarazioni spontanee e ha depositato delle foto per fare emergere le incongruenze delle stesse vittime. Il pm Rosa Annunziata, nel corso della requisitoria, ha chiesto 8 anni di reclusione per il pentito Colantuono, 7 anni e mezzo di carcere per Angelo e Annunziata Colantuono, mentre per Rosa Intagliatore 6 anni e mezzo. I reati contestati sono vari, tra cui le lesioni aggravate, estorsione e usura. Il difensore di Colantuomo ha chiesto ai giudici del collegio della seconda sezione penale (presidente Antonio Pepe a latere Mariaconcetta Criscuolo e Federica De Maio) un supplemento d’indagine. La richiesta sarà valutata durante la prossima udienza. Restano, però, tante le incongruenze tra i racconti delle vittime, quelli dei testimoni e degli imputati su quella raffica di proiettili esplosa contro l’appartamento al primo piano dell’isolato 6 del Piano Napoli di Boscoreale. Un raid per un prestito a tassi usurai non onorato dalle due vittime e preteso a colpi di pistola da Rosa Intagliatore e dai Colantuono.

Gerardo Colantuono, 22 anni appena, è sotto protezione su richiesta dell’Antimafia di Napoli, ma non viene ritenuto pienamente attendibile dalla Procura di Torre Annunziata nel processo che lo vede coinvolto come imputato per una questione di ‘famiglia’. E’ stato ascoltato più volte dall’Antimafia e ha deciso di collaborare con la giustizia per paura di essere ucciso. Colantuono finì in manette in un’inchiesta sullo spaccio di stupefacenti nel Rione popolare Piano Napoli di via Settetermini. il giorno dopo il suo arresto, rivelò alla polizia dove nascondeva un intero arsenale per il suo gruppo criminale: una carabina Benteler Vore calibro 22, un vecchio fucile mitragliatore calibro 9 della Beretta, una pistola Beretta 34 calibro 9 corto, una pistola Colt 19R U.S. Army, una pistola Bernardelli ONE VB calibro 9 corto, una pistola calibro 9mm Luger, nonché numerosi caricatori e munizionamento di vario genere. “Ho paura di essere ucciso, voglio pentirmi”, disse ai magistrati. Pochi mesi fa, è stato condannato a 3 anni di reclusione per detenzione di armi clandestine, con pena sospesa e riconoscimento delle attenuanti per i collaboratori di giustizia. Intanto, però,

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