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Camorra, il capo degli “scissionisti” chiede: “Niente più carcere duro”

27 Ottobre 2016 - 09:10 · Redazione Cronache della Campania

Dopo lo sconto di pena per la confessione, il boss degli “scissionisti” Cesare Pagano chiede di tornare a un regime detentivo ordinario. Niente più 41bis è la richiesta che ha fatto pervenire, tramite la sua difesa, alla commissione ministeriale competente. Pronta è arrivata la replica della Dda che, con il parere motivato dal pm Vincenza Marra del pool antimafia guidato dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice, si oppone alla richiesta. Il braccio di ferro è iniziato. Pagano, come riporta Il Mattino, difeso dall’avvocato Saverio Senese, sostiene che la sua confessione è sincera e per rafforzare la tesi ha allegato alla richiesta la sentenza dei giudici che gli hanno creduto. E’ la sentenza della quarta sezione della Corte di Assise Appello (presidente Domenico Zeuili, a latere Roberto Donatiello) depositata nei mesi scorsi al termine di un processo che per la quarta volta portava in un’aula di Tribunale (dopo l’annullamento con rinvio deciso dalla Cassazione) le accuse contro Pagano per due omicidi di camorra, quello di Salvatore Dell’Oioio ucciso nel 2005 a Qualiano e quello di Carmine Amoruso ucciso nel 2006 a Mugnano. Un processo in cui il dibattimento fu rinnovato per consentire di integrare le vecchie accuse con le dichiarazioni di killer che nel frattempo si erano pentiti e in cui, il 16 febbraio scorso, Pagano prese la parola per ammettere: “Sono stato io a ordinare quei delitti, chiedo scusa alle famiglie delle vittime e mi dissocio dalla camorra”. I giudici hanno interpretato la sua confessione come “un primo passo verso una presa di coscienza del proprio passato” e tenuto conto della “determinazione con la quale una persona dello spessore criminale di Cesare Pagano abbia inteso riconoscere la propria responsabilità in due omicidi”. Di qui lo sconto dall’ergastolo a 30 anni e la concessione delle attenuanti generiche. Invece i pm della Dda non credono al ravvedimento ma sospettano una strategia messa in atto dai camorristi per arginare il carcere duro, l’unica possibile. Motivando il suo no alla richiesta di Pagano, il pm Marra ha evidenziato come la confessione del boss in aula, per le modalità e i tempi in cui è avvenuta, debba ritenersi non una presa di coscienza sincera ma piuttosto un riscontro che legittima l’attendibilità dei pentiti, confermando le loro dichiarazioni, e che rafforza il suo spessore criminale da capoclan, arginabile solo con l’isolamento del carcere duro. Si attende la decisione della commissione ministeriale.