Diciotto anni di carcere al boss pentito Carlo Lo Russo e lui protesta in aula: “Uà, e a che serve la col­laborazione con la giusti­zia!”

“Uà, e a che serve la col­laborazione con la giusti­zia!”, è stata questa la protesta del boss Carlo Lo Russo, reggente dei 2capitoni” di Miano e da tre mesi pentito, ieri in aula quando il giudice per le indagini preliminari Isabelli Iaselli ha chiuso la lettura della sentenza al processo sul duplice omici­dio di Mario Ascione e Ciro Montella, vvenuto a Ercolano nel 2003 nell’ambito della sanguionosa faida tra i Birra Iacomino (ai quali i Lo Russo era alleati prestando i killer e basi logistiche e nascondigli) e gli Ascione-Papale. Una “mazzata” che il boss pentito non si aspettava visto che il pm Sergio Ferrigno di anni ne aveva chiesti 12. Lui, il boss, che sta raccontando alla Dda tutti gli ultimi fatti di camorra dei clan di Napoli centro e dell’area Nord, si aspettava addirittura qualcosa in meno  visto che comunque era un processo che si è celebrato con il rito abbreviato che prevede gli sconti di pena e a lui spettava anche quello di collaboratore di giustizia. Ma ha incassato ben 18 anni di carcere, e ha protestato. Poi per il resto tutto come previsto: ergastolo per i mandanti dell’agguato, Giovanni Birra ‘a mazza e il cognato Stefano Zeno ( è arrivato a dieci), per il loro fedelissimo Ciro Uliano,che nella scorsa udienza aveva tentato di giocare la carta dell’ammissione dell’adde­bito nella speranza di aggi­rare lo scoglio del carcere a vita. E ancora il fine pena mai per i tre uomini di punta dei Lo Russo ovvero Raffaele Perfetto, nipote e braccio destro dei Lo Rus­so, è l’uomo che – durante un colloquio in carcere con lo zio Carlo detenuto – ricevette l’ordine di aiutare gli alleati ed è quello che scelse i killer da prestare agli ercolanesi. Oscar Pecorelli ‘o malomm e Massi­mo Tipaldi, invece, furono quelli che materialmente premettero il grilletto nella sala Strike di corso Resina a Ercolano.

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