I pentiti: “Fabio Caruana un killer al servizio di due clan”

“Fabio Caruana sposò una nipote dei Sarno e così passò nelle file di questi ultimi. I Sarno inviarono me, Raffaele Cirella e Luigi Piscopo a rappresentare questo passaggio a Vincenzo Mazzarella, per avere il suo assenso, il quale sia pur a malincuore accettò. Caruana infatti era una persona di sua massima fiducia”. A raccontare il passato di killer spietato e infallibile di Fabio Caruana, oggi collaboratore di giustizia ritenuto attendibile dai magistrati antimafia, è stato Ferdinando Adamo, anch’egli proveniente dalle file dei Sarno. Come riportato dal Roma le sue dichiarazioni servono a capire ancora di più perché il boss Vincenzo Mazzarella volle che Caruana facesse parte del commando che uccise Vincenzo Rinaldi e Luigi De Marco. Il clan di San Giovanni a Teduccio e i neo alleati di Ponticelli decisero di fare fronte comune contro i Rinaldi proprio a partire da quell’agguato, compiuto a marzo del 1996. Mercoledì scorso i poliziotti della Squadra mobile della questura hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare al boss soprannominato Vincenzo “’o pazzo”, ritenuto il mandante del duplice delitto insieme con Luciano Sarno, anch’egli pentitosi negli anni scorsi. “Fabio Caruana”, ha messo a verbale Ferdinando Adamo, “da allora divenne uno del clan Sarno. All’indomani dell’autobomba di Ponticelli (in cui fu ucciso Luigi Amitrano, nipote di Vincenzo Sarno) io, Caruana e molti altri fummo tratti in arresto. È stato nel corso della comune detenzione a Carinola che il Caruana mi ha parlato dei suoi trascorsi con il clan Mazzarella, mettendomi al corrente del fatto di aver partecipato a numerosi omicidi nei confronti dei componenti la famiglia Rinaldi, compiuti nell’ambito della faida che Vincenzo Mazzarella aveva deciso di scatenare in seguito all’omicidio di suo fratello Salvatore. Mi spiegò Caruana che Vincenzo Mazzarella non aveva mai perdonato i Rinaldi per quell’azione, perché erano andati a colpire una persona estranea alle logiche del clan, colpevole solo di portare quel cognome. Fu per questo da quel momento decise di sterminare la famiglia Rinaldi, colpendo ogni persona che portasse quel cognome o fosse imparentato con i componenti di quel gruppo criminale. Nel corso di questi discorsi, Fabio Caruana mi ha confermato, in ordine all’omicidio di Vincenzo Rinaldi, quali erano stati i componenti del gruppo di fuoco in quell’azione. Mi specificò che lui e Ciro Spirito erano stati i killer, Vincenzo “o’ paccone” aveva fatto da autista e uno della famiglia D’Amico aveva avuto il ruolo di “filatore”. Le persone coinvolte nel duplice omicidio furono 8, di cui 4 decedute nel frattempo.

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