Il cavese Lambiase e un ingegnere a capo della banda legata alla camorra che trafficava farmaci antitumorali

 Il tesoro a cui puntavano erano i costosi antitumorali, ma non disdegnavano altri medicinali. Nel traffico di farmaci scoperto dai Carabinieri di Ferrara tutto poteva essere rubato, ‘ripulito’ e rimesso sul mercato. Con un danno per lo Stato e per i pazienti. Scassinatori professionisti si dedicavano agli ospedali, altri trasportavano e stoccavano la merce rubata, altri gestivano la ricettazione della refurtiva all’estero, dove venivano create società ad hoc per poterla riciclare, altri ancora curavano il fronte interno, dove medicine venivano proposte e ‘piazzate’ a farmacisti compiacenti. A capo dell’organizzazione c’era il farmacista di Cava de Tirreni, Eduardo Lambiase, già arrestato in altre due  precedenti inchieste sempre sui farmaci rubati, e poi il più noto ingegnere esperto in informatica e il figlio. Questi tre erano ai vertici dell’organizzazione insieme con gli “specialisti” dei furti i napoletani Vincenzo e Pasquale Alfano padre e figlio anche loro coinvolti nell’inchiesta dello scorso anno della Procura di Napoli Nord  nella quale rimase coinvolto il farmacista cavese e che portò ad otto arresti e si scoprì che i farmaci venivano rivenduti nei paesi dell’Est e che gli incontri con gli acquirenti avvenivano su una barca a Castellammare di Stabia; qui i membri del gruppo davano luogo ad una vera e propria asta per la vendita.

Nell’indagine di Reggio Emilia si è scoperto che il cavese Lambiase, dopo aver scelto la tipologia di farmaci da rubare e dopo aver creato società all’estero, curava i rapporti con padre e figlio, che sulla carta acquistavano dalle società di Lambiase, in particolare dell’Europa dell’est, i medicinali, per poi materialmente inviarli ancora all’estero, in particolare nell’Europa del nord. I farmaci rubati in Italia erano così “ripuliti” e avevano una nuova legittimazione per essere messi sul mercato. Questa tecnica era messa in atto per i medicinali di tipo H, come gli antitumorali, dispensabili in Italia solo negli ospedali. C’era poi un versante del gruppo che gestiva le medicine di categoria A (farmaci essenziali e per le malattie croniche il cui costo è a carico dello Stato) e C (a totale carico del cittadino): secondo l’accusa se ne occupava Ernesto Pensilino, una sorta di “broker”, a sua volta in contatto con i ladri e con un informatore farmaceutico in pensione di Genova, Lucio Giorgio Grasselli.

C’era una “batteria” che si occupava dei furti dei farmaci, guidata Vincenzo e Pasquale Alfano, e composta da Ciro Chiavarone, Mario Omaggio, Franco Naddeo, Marco Reina, Salvatore Prospero oltre che da altri indagati, non colpiti dall’ordinanza, che partecipavano saltuariamente alle azioni. Il supporto logistico al gruppo nel nord Italia arrivava da Giacomo La Vela, che trovava e sceglieva gli obiettivi con sopralluoghi e ricognizioni funzionali. Salvatore De Simone, invece, sarebbe stato il corriere dei medicinali sull’asse Napoli-Genova, oltre che il fornitore delle strutture per lo stoccaggio.

Ci sono, poi, ancora due componenti ricercati tra cui un pluripregiudicato che avrebbe fatto da tramite tra il clan degli Alfano e quello dei ‘Licciardi’ di Secondigliano di Napoli, a cui sarebbero state pagate delle somme di denaro per la sua attività. L’accusa che ha riguardato quasi tutti le 18 persone coinvolte, infatti, è associazione a delinquere con l’aggravante di aver agito per agevolare un’associazione di tipo camorristico. Nell’indagine, coordinata dalla Dda, si ipotizzano infatti legami di natura economica con clan del napoletano. I farmaci venivano reimmessi sul mercato nazionale ed europeo.

Contestato anche il reato di commercio di medicinali guasti, perché gli antitumorali non erano ben conservati. L’indagine dei militari, coordinata dal Pm Enrico Cieri, ha avuto origine dalla denuncia di due furti avvenuti a marzo del 2014 nella farmacia ospedaliera di Cento e Lagosanto (Ferrara). Il Procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, nell’esporre i dettagli dell’indagine, ha parlato, riferito all’attività della banda, di “fenomeno odioso”, perché la sottrazione dei farmaci ha determinato l’impossibilità per i malati di tumore di essere sottoposti alle cure, oltre al danno alle casse dello Stato.  L’organizzazione a delinquere aveva il comando in Campania, mentre una ‘squadra operativa’ si occupava dei furti dei farmaci in tutta Italia e altri componenti della banda li smerciavano a farmacie compiacenti. I carabinieri del comando per la Tutela della salute di Milano hanno eseguito otto perquisizioni presso sette farmacie ed un locale adibito a deposito per i farmaci rubati, tutti situati nel nord Italia (Brescia, Bergamo e Genova).