Le accuse choc del boss Ciro Mariano al fratello Marco: “Mente, si sta vendicando contro chi non ha voluto seguirlo”

La deposizione in aula del boss Ciro Mariano capo dei “Picuozzi” dei Quartieri Spagnoli pè stata anticipa ieri in parte dai media e da alcuni quotidiani. Il boss ha parlato per trenta minuti interrotto tre volte dal giudice per le indagini preliminari che non voleva si parlasse di persone fuori dal processo, in un’aula bunker affollata di persone che erano in silenzio ad ascoltare ciò che aveva da dire. Oggi il quotidiano il Roma pubblica quasi integralmente la sua deposizione in aula.Eccola

LE ATTIVITÀ COMMERCIALI
«Per quanto riguarda le attività commerciali e i proventi si dice che i miei figli hanno beneficiato del mio nome per fare affari. Questa teoria e accusa sono improponibili e non corrisponde ai fatti reali anche perché quest’accusa darebbe vita ad una nuova filosofia giuridica, ovvero il reato ereditario».

IL CLAN MARIANO

“Nel riassumere la mia storia posso sfatare alcuni luoghi comuni. Innanzitutto sull’esistenza del clan Mariano e sul predominio territoriale esercitato durante la detenzione. Agli inizi degli anni Ottanta, quando la criminalità si impadroniva di tutti i vicoli noi scugnizzi siamo stati costretti a fare la guerra per salvarci e questa non è una giustificazione ma un dato di fatto. Il clan Mariano non è mai esistito e non ci sono stati eredi e mai ci saranno. Per quanto riguarda l’ipotesi del predominio territoriale l’accusa ha rimosso che da più di un ventennio il sodalizio Misso, Sarno e compagni si sono divisi il predominio con i Secondiglianesi dei Quartieri Spagnoli. Ettore Sabatino e Salvatore Torino con i Russo dei Quartieri Spagnoli, operanti sotto il cartello Misso-Sarno hanno eliminato gli scissionisti. Dopo hanno avuto un conflitto con i Di Biasi ovvero i Faiano, causando una serie di omicidi. Tuttavia nessuno di costoro, cioè Sabatino, Torino, Misso, Sarno e Raffaele Scala, hanno chiamato in casa Mariano o qualcuno della loro famiglia per eventi delittuosi o illeciti durante tutta la loro collaborazione con lo Stato. Sempre rispetto al predominio territoriale che esercito ricordo al giudice che Marco Mariano in una intercettazione dice: “Non posso andare a nome di Ciruzzo perché non ha nulla Ciruzzo”»

LE LETTERE DAL CARCERE

«Per quanto riguarda la mia corrispondenza sequestrata, essa è circoscritta alla vita carceraria, di questo carcere ed è così da vent’anni. Estrapolare frasi delle mie lettere, ad effetto, non dà il senso compiuto del discorso ma soprattutto le trascrizioni sono inesatte. Non credo che sia crimine dire di“risalire la china” davanti allo sfascio della mia famiglia. Se confidare sull’aiuto di qualche detenuto per qualche piacere è un reato l’ho commesso. L’avrei poi commesso io che faccio l’azione non chi si limita a commentarla. Bisogna poi dimostrare se tale azione se pur pensata è stata poi fatta o no».

LE “IMBASCIATE”

«Per quanto riguarda le “imbasciate” si dice che mia sorella presenziava alle riunione e portava messaggi a mio fratello alle riunioni, dopo essere stata da me in carcere. Voglio dire che negli ultimi dieci anni ho visto mia sorella cinque volte, addirittura prima mai perché ero al carcere duro. A pro- posito dei colloqui in carcere: mia moglie non ha mai avuto un’autista personale per un lun-go periodo quando ero cal car- cere di Pianosa: mi moglie ve- niva con il fratello di un altro detenuto e con la moglie di questo detenuto tutti assieme».

FABIO MARIANO

«A mio figlio Fabio è stato attribuito l’accusa che avrebbe portato una mia imbasciata in occasione del colloquio effettuato al carcere di Melfi. Il contenuto dello stesso è quando io dico che: “voi state distinti da me, tutto il bene e tutto l’affetto ma dite che noi non vogliamo sapere nulla”. Ho chiesto a gennaio al pm, tramite delle lettere, di acquisire tutti i colloqui videoregistrati a Melfi in quanto si palesava chiaramente la distanza da mio fratello Marco e da tutte le sue iniziative».

LE ACCUSE A MARCO

«A proposito di mio fratello è chiaro che costui sta consumando la vendetta contro tutti coloro che non hanno voluto scegliere la strada della sua scelleratezza. Tutti coloro che hanno rifiutato di seguirlo. Ci tengo a precisare che confonde la viltà con il coraggio. Il vero coraggio ce l’ha suo fra- tello Salvatore da 25 anni a marcire in carcere da innocente. Dimostra ancora una volta il suo egoismo e che non merita il senso di commiserevole pietà. Per le accuse mosse a miei figli e ad Ernesto, ovvero di riciclaggio, posso dire che se avessi avuto partecipazioni nella loro attività commerciale di sicuro non sarebbero falliti e non ci sarebbe stata la necessità di accendere un mutuo sulla casa di mia moglie che tutt’ora pende. Mio figlio è uscito dalla società con zio Ernesto per i dispettucci e le angherie di Marco e adesso lui si trova a lavorare sotto padrone, come dipendente. Mio fratello Marco, non ho fatto accordi con Sarno, è uscito nel 2009 e l’ho visto la prima volta nel 2012 e si può controllare dai colloqui. In merito all’associa- zione, concordo con il pm, quando poi dice ad Overa a pagine 116 del faldone: ma che clan è questo? la brutta copia dell’armata brancaleone con- cluso. Spero che il mio passato non influenzi la sua decisioni non penalizzi i miei figli, glielo chiedo da padre. Marco mente di sapere di mentire»

GLI ALTRI SOGGETTI

«Per quanto riguarda mio cognato Ernesto Tecchio in 25 anni l’ho visto una sola volta tutto questo è controllabile dai tracciati dei colloqui. Mario Savio dice che “sta cercando lo zio”, ovvero Marco Mariano per una imbasciata a suo fratello Ciro e non viceversa. Mario Iuliucci detto “Marittone”, lo possiamo definire vicino a Mariano? Non l’ho mai conosciuto».

GLI ALTRI PENTITI

«Per quanta riguarda i collaboratori le loro dichiarazioni sono non spontanee né coerenti. Per esempio Saporito e Gallozzi risultano sconosciuti e non citati nelle intercettazioni ne da Maurizio Overa. È risaputo che chi spaccia deve pagare dazio ai clan e costoro non vengono chiamati da Raffaele Scala. Lui lo avrebbe saputo se i Mariano avessero fatto un affare di milioni di euro al mese. Misso-Sarno, non avrebbero mai permesso di spacciare senza il loro permesso». Per il boss sono non credibili Angelo Ferrara, Alfredo Cannavo, Luigi Giuliano, Salvatore Gaudino, Maurizio Overa e Ciro Sarno”.

MAURIZIO OVERA

«Lui dice che con i miei figli ha fatto due traffici di droga, il primo verificatosi nel 2003 e se ne ricorda per un mancato pagamento di 700mila. Afferma di aver ricevuto una mia imbasciata. Questa è una insinuazione priva di fondamento».

Il processo potrebbe chiudersi entro fine mese dopo la discussione di tutti gli avvocati. Queste, nel dettaglio, le richieste avanzate dal pm Michele Del Prete nel corso della requisitoria del giugno scorso: Mariano Marco; 24 anni; Mariano Ciro, 8 anni; Cardaropoli Antonio, 12 anni; Castaldo Antonio, 8 anni; Cinque Patrizia, 12 anni; Daniela Franco, assoluzione; De Crescenzo Eduardo, 12 anni; Di Meglio Antonio, 8 anni; Dresda Annamaria, 8 anni; Esposito Antonio, 12 anni; Festa Antonio, 4 anni; Flaminio Giancarlo, 8 anni; Frattini Umberto, 18 anni; Gaetano Luisa, 8 anni; Magrelli Costanzo, 10 anni; Mariano Fabio, 8 anni; Mariano Mara, assoluzione; Mariano Marco, classe ’76, 8 anni; Mariano Salvatore, 8 anni; Masiello Antonio, 8 anni; Masiello Gaetano, 8 anni; Mastracchio Paolo, 8 anni; Overa Maurizio, 6 anni; Passaro Giuseppe, 2 anni; Patrizio Franco, 12 anni; Perrella Armando, 12 anni; Quinzio Maria, 8 anni; Ricci Vincenzo, 12 anni; Romano Ciro, 12 anni; Rossi Fabio, 4 anni; Savio Pietro, 2 anni; Stile Tobia, 2 anni; Sorio Emanuele, 8 anni; Taglialatela Elvira, assoluzione; Tecchio Concetta, 8 anni; Tecchio Ernesto, 8 anni; Tortora Mario, 8 anni.