Sono stati i pentiti a svelare agli investigatori la capillare rete delle piazze di spaccio dislocate nel vasto territorio flegreo ( Pozzuoli Centro, Monterusciello, Arco Felice, Toiano, Licola) e i relativi i gestori per contto dei nuovi padroni del clan Longobardi -Beneduce ovvero i fratelli Andrea e Antonio Ferro, Nicola Palumbo e Napoleone Del Sole prima del suo pentimento.
Era Giuseppe Rocco dallo scorso anno collaboratore di giustizia, il capopiazza principale a cui spettava la gestione di quella principale ovvero quella di Monterusciello. Subito sotto di lui c’erano Pio Aprea, Giuseppe Carotenuto e Angelo Capasso. Il pentito in uno dei suoi interrogatori ha spiegato agli investigatori che era Nicola Palumbo che aveva il compito di gestire e coordinare le attività sul territorio e di raccordo fra i capi ed i gestori delle piazze di spaccio e che il fornitore di tutto il mercato flegreo era Luigi Mattera (recentemente deceduto). I fratelli Ferro e il boss Nicola Palumbo trovarono un’intesa che prevedeva la ripartizione al 50% dei profitti delle piazza di spaccio, il che consentiva introiti di circa 5.000 euro settimanali per ciascun gruppo denaro che veniva personalmente consegnato dal collaboratore di giustizia.Rocco ha poi aggiunto che con l’avvento del gruppo di Napoleone Del Sole non ha più consegnato la percentuale ai fratelli Ferro. A proposito di Mattera il pentito Giuseppe Rocco ha raccontato: “faceva parte di uun giro di trafficanti di altissimo livello. Basta dire che arriva fino ad Avellino e Benevento, nonché a Roma” e che con le sue forniture alimentava la piazza di spaccio di Monteruscello. E che proprio Mattera gli aveva confidato che “il fumo lo prendeva a Marano dai figli di Ciccia Pertuso , affiliato al clan dei Polverino, l’erba se la procurava da un certo Antonio, sempre di Marano, amico di pinuccio a ricotta, che lo presentò sia a me che a Cicciotto. Quanto alla cocaina, il Mattera mi disse che era cosa sua , nel senso che era gestita da lui”.
LE PIAZZE DI SPACCIO-MONTERUSCIELLO LOTTO 9-LOTTO 1 E LOTTO 5
Scrive il gip nelle 202 pagine dell’ordinenanza di custodia cuatelare dell’operazione Iron Man: “…Le indagini hanno evidenziato che in Monterusciello operavano numerose piazze di spaccio dislocate presso diversi lotti della new-town ( lotto l, lotto 5 e lotto 9.) Circa il punto vendita del lotto 9 è emersa la figura di Alfonso Di Bonito, che aveva organizzato un punto vendita nel lotto 9 nei pressi del
bar Jolly. Il penbtito Giuseppe Rocco in una sua deposizione dell’agosto scorso ha indicato in Salvatore Stellato, Francesco Loffredo e Francesco Romano quali addetti alla piazza di spaccio del lotto 9 alle dirette dipendenze di Di Bonito, il ruolo di spacciatore addetto alla piazza di spaccio del lotto 9 era invece di LOFFREDO Francesco.
Sempre il pentito Rocco ha dichiarato a proposito di Gennaro Gaudino , che con la complicità dello stesso Rocco, di Angelo Capasso e di Giuseppe Cacciapuoti, era preposto all’occultamento delle forniture di cocaina, segnatarnente all’interno di un box di pertinenza della sua abitazione, collocata al lotto l di Monteruscello. E sempre Rocco ha anche riferito che Gaudino ha gestito, unitamente Francesco Romano la piazza di spaccio sita nel lotto 5 di Monteruscello, destinando parte dei proventi al mantenimento di Pio Aprea all’epoca detenuto.
LA PIAZZA DI SPACCIO DEL RIONE TOIANO
Circa la gestione della piazza di spaccio del rione Toiano fino a tutto il 2013 il pentito Napoleone Del Sole, ha invece dichiarato che i fratelli Ferro l’avevano affidata a fratelli Beneduce – Massimo, Marco ed Emanuele – che venivano supportati da Antonio Mele, uno storico affiliato al clanì che venne autorizzato ad allestire un proprio punto vendita. Lo stesso Del Sole ha precisato che fu Marco Beneduce a confidargli che i loro cugini, i fratelli Ferro, avevano affidato a lui e al fratello Massimo, il controllo delle piazze di spaccio di Toiano e di Arco Felice. Il collaboratore di giustizia ha aggiunto che le sostanze stupefacenti venivano fomite dai fratelli Ferro, tramite “Paoletto”, ma presto raccordo saltò perchè i fratelli Beneduce, e segnatamente Marco, non onoravano i pagamenti. Del Sole ha precisato che per conto dei fratelli Beneduce operavano tale “recchitella” e LUCIGNANO Filippo.
L’altro pentito Ciro De Felice ha dichiarato che, a seguito della sua scarcerazione, decise di spacciare erba proprio nel rione Toiano, provocando la reazione del suo omonimo Davide De Felice, spacciatore per conto dei fratelli Ferro, che registrò un netto decremento dei ricavi. Per tale ragione venne convocato dai fratelli Ferro che prima censurarono la sua iniziativa e poi, comprensivi, gli diedero 3.000 euro imponendo la loro fornitura per la successiva attività di spaccio e gli diedero l’incarico di distribuire hashish e marijuana presso i vari spacciatori del rione Toiano, fra i quali Davide De Felice, Antonio Nizzolini e i fratelli Marco e Massimiliano Beneduce.
LA PIAZZA DI SPACCIO DEI 600 ALLOGGI
In riferimento alla piazza di spaccio c.d. dei 600 alloggi i collaboratori di giustizia hanno in modo convergente riferito che presso tale punto vendita operano Salvatore Trincone , suo padre Giuseppe e Rosario Ferro. In particolare Napoleone Del Sole, ha spiegato che Trincone gestisce stabilmente una piazza di spaccio in Monteruscello con l’obbligo di versare 500 euro settimanali ai fratelli Ferro, tramite Gustavo Troise. spiegando poi che con l’avvento di Nicola Palumbo al Trincone è stato imposto di rifornirsi presso Giuseppe Rocco e Giuseppe Carotenuto ed è stato esentato dal versamento mensile. Il pentito Giuseppe Rocco ha spiegato che il suo gruppo provvedeva alle periodiche forniture di sostanze stupefacenti, peraltro effettuato a prezzo di favore, attesa l’antica militanza di Giuseppe Trincone nel clan Longobardi e che presso la piazza di spaccio dei “600 alloggi” ha operato anche Gennaro Cavaliere che lo interpellò affinché il clan procurasse stabilmente forniture di cocaina che sarebbe stata spacciata da uno dei suoi figli. Le forniture venivano effettuate con cadenza periodica ( ogni 7/10 giorni) e che venivano curate anche da Angelo Capasso e da Pio Aprea. Ma i pentiti hanno anche spiegato che essendo quella una zona ampia che anche Rosario Ferro, “figlio del fringuello”, ha spacciato droga in Monteruscello – zona dei 600 alloggi. e che era autorizzato dal clan a spacciare droga a condizione che si procurasse la merce attraverso canali diversi da quello del clan.
LA PIAZZA DI SPACCIO DI LICOLA
Sempre il pentito Giuseppe Rocco ha raccontanto anche dell’esistenza in Licola di una piazza di spaccio gestita da Gustavo Troise che otteneva stabilmente forniture dai fratelli Ferro e che provvedeva a rifornire gli addetti allo spaccio. Insieme con Troise la piazza di spaccio era gestita da Francesco Andreozzi. Il pentito Ciro De Felice ha raccontato invece che in unaa occasione Gustavo Troise ha consegnato un sua presenza 5 mila euro ad Antonio Ferro, provento della vendita di hashish e cocaina e che Ferro reagì male perché Troise avrebbe dovuto consegnare una somma globale di 25.mila euro. Troise si impegnò a saldare il debito nel giro di pochi giorni. per questo poi come ha invece raccontato il pentito Napoleone De Sole D che i fratelli Ferro lo esclusero dallo spaccio di cocaina e gli lasciarono solo la vendita di hashish al solo scopo di consentirgli di ripianare il debito nei loro confronti. Del Sole ha spiegato che l’attività di spaccio veniva materialmente effettuata da Nicola Vallozzi con la collaborazione di Francesco Andreozzi. Vallozzi da diversi anni è detenuto agli arresti domiciliari per ragioni di salute collegate ad una malattia ossea e che proprio per tale ragioni utilizza Francesco Anrdeozzi e altre tre o quattro persone per la gestione dello spacciogtra i quali Salvatore Sorce. Napoleone Del Sole ha anche sottolineato che presso la piazza di spaccio di Licola si vende un chilo di marijuana ogni dieci giorni e che Vallozzi otteneva le forniture di marijuana dai fratelli Ferro e per essi da Pio Aprea, Giuseppe Carotenuto e Giuseppe Rocco. Il fatto che Vallozzi fosse confinato agli arresti domicliari portò Napoleone Del Sole come lo stesso ha raccontato ad affidare a Tommaso Barletta detto “Pappagone” la gestione dello spaccio di cocaina nella zona di Licola.
LA PIAZZA DI SPACCIO DI ARCO FELICE
I collaboratori di giustizia Giuseppe Rocco e Napoleone Del Sole hanno reso dichiarazioni in merito alla piazza di spaccio di Arco Felice che era affidata ai fratelli Marco e Massimiliano Beneduce. Piazza nella quale operava nella qualità di spacciatore Valerio Nitti e che la marijuana veniva fornita da Giuseppe Carotenuto. Del Sole ha anche raccontato che nonostante le sue diffide Nitti ha proseguito a vendere sostanza stupefacente per conto dei fratelli Ferro al punto che il collaboratore di giustizia lo minacciò con un fucile e gli “sequestrò” merce e denaro incassato per indurlo a spacciare per conto del suo gruppo criminale. Nitti per un breve periodo ha anche spacciato per conto dei fratelli Beneduce per poi tornare alle sue dipendenze visto che i fratelli Beneduce non garantivano un’adeguata rernunerazione.
Rosaria Federico