Camorra, il ministro Orlando: “Contro i baby criminali non basta la repressione”

Sul fenomeno dei clan camorristici di giovanissimi e delle “stese”, le sparatorie in pieno centro di Napoli da parte di ragazzini in scooter, “lo Stato è in campo con gli strumenti della repressione, ma poi emerge l’esigenza che si vada oltre, si intervenga sul fronte della scuola, dello sviluppo economico, della battaglia culturale”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, prima di assistere alla proiezione di Robinù, il docufilm di Michele Santoro, che è stato proiettato oggi davanti a una platea di detenuti all’interno del carcere di Poggioreale. Orlando ha spiegato che si deve “provare a prosciugare il bacino in cui questa pianta crescere costantemente”, sottolineando che questa battaglia “non può essere delegata – ha detto – solo alle agenzie e ai soggetti istituzionali ma deve diventare una battaglia in cui ci sia un protagonismo di carattere collettivo”  Il ministro della Giustizia ha ricordato che “la magistratura sta dando una risposta eccezionale a questi fenomeni ma paradossalmente la conseguenza di molte azioni della magistratura produce anche questo fenomeno di ricambio accelerato dei vertici di quello che resta delle organizzazioni criminali”. E questo, ha aggiunto, ”con una serie di conseguenze che purtroppo abbiamo misurato in questi mesi. Bisogna interrogarsi, al di là dell’ambito della repressione penale, sul tema del contesto sociale, di come si bonifica in qualche modo un tessuto in cui la dimensione criminale viene considerata sostanzialmente la normalità”.

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