Camorra, l’Allenza di Secondigliano aveva investito in attività commerciali: 4 arresti

E’ di quattro arresti oltre al sequestro beni per oltre q2 milioni di euro il bilancio della brillante operazione anticamorra della Dia di Napoli che ha colpito il clan Mallardo. L’anziano boss, che si trova agli arresti domiciliari a Sulmona , come hanno evidenziato le indagini, ha continuato a tenere le fila del clan e anzi in molti gli chiedevano “consigli”. Il boss Mallardo aveva investito oltre due milioni di euro in attività commerciali attraverso un prestanome insospettabile che figura tra i quattro arrestati di oggi. Le manette sono scattate ai polsi di Anna Aieta, moglie del boss, di Salvatore Lucente, genero del capocalan, Ciro Nadi De Fortis e Salvatore Esposito.

Grazie alle indagini svolte dal GICO della Guardia di Finanza, dalla DIA di Napoli, dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli, dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Castello di Cisterna il gip ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti delle quattro persone e il contestuale sequestro dei beni.

Dalle indagini sono emersi i proficui rapporti tra il clan Mallardo ed altri clan operanti nelle zone limitrofe, sia con riferimento alla Provincia Settentrionale di Napoli, che in relazione alla stessa città di Napoli.

L’ordinanza cautelare oggi eseguita rappresenta infatti la più recente conferma della attuale operatività della storica Alleanza di Secondigliano, raccordo che trova origine nei vincoli parentali stretti tra diverse famiglie camorristiche in quanto le tre sorelle Aieta (Anna, Rita e Maria) hanno sposato rispettivamente Mallardo Francesco, capo del clan Mallardo, Eduardo Contini detto ‘ o romano, capo del clan CONTINI, e Patrizio Bosti, capo del clan Bosti.

Le investigazioni hanno quindi consentito di accertare che tale relazione familiare si traduce, a tutt’oggi, in una vera e propria alleanza criminale.

le recenti attività investigative svolte nell’anno 2014 attestano il ruolo di Francesco Mallardo quale assoluto leader della alleanza poiché dalle intercettazioni ambientali registrate nell’abitazione in Sulmona – ove lo stesso boss era in stato di detenzione domiciliare – è emerso che esponenti del clan Contini-Bosti si riferivano a lui per l’adozione di decisioni di particolare rilievo da adottare all’interno delle proprie consorterie e di ottenere il suo benestare per effettuare investimenti di particolare rilievo economico,
specificità della vasta e ramificata organizzazione del clan Mallardo, in particolare, e, più in generale, della intera Alleanza di Secondigliano sta nella compartecipazione occulta in società di varia tipologia e nella capacità di tali società di assumere un ruolo di preminenza nei diversi mercati.
Le attività investigative confluite nel procedimento hanno riguardato un considerevole lasso temporale (anni 2010-2016) ed hanno dato conto della operatività di questo gruppo camorristico in diversi settori; ciò ha consentito anche la formulazione di specifici ipotesi di delitti-fine (riciclaggio, esercizio abusivo del credito, violenza privata, illecita concorrenza svolta mediante violenza e minaccia, intestazione fittizia di beni) accanto alla contestazione della partecipazione associativa.
Le misure cautelari personali sono state emesse a carico di Anna Aieta, moglie di  Francesco Mallardo, e di Salvatore Lucente, genero dello stesso capoclan, che si sono rivelati essere i veri motori della consorteria.
Secondo quanto ritenuto dal GIP nella ordinanza cautelare essi, oltre ad essere ed i principali interlocutori di Francesco Mallardo ed esecutori delle sue disposizioni, rilevanti per la prosecuzione della vita del clan (si pensi, ad esempio, alla divisione ed alla consegna degli stipendi agli affiliati, a provvedimenti da assumere nei confronti dei consociati, etc.), hanno mostrato di possedere una propria autonoma sfera decisionale ed una forte capacità organizzativa in relazione ai diversi settori di interesse del sodalizio:  Anna  Aieta in quello dell’esercizio abusivo del credito e Salvatore Lucente nel controllo delle distribuzione del pane, nella gestione di supermercati e di rivendite di fuochi pirotecnici e di caseifici.
L’attività nel settore della panificazione e dei supermercati per il clan si è rivelata essere rilevante sotto diversi aspetti:
per il riciclaggio di provviste di origine illecita.
per la mimetizzazione dell’attività degli affiliati- primo tra tutti Salvatore Lucente- quali meri operatori economici e di controllare diversi settori commerciali (panifici, caseifici, supermercati, fuochi di artificio).
Ciro Nadi De Fortis- che è stato raggiunto dalla misura cautelare quale prestanome di Salvatore Lucente- è un imprenditore storicamente attivo nel settore della distribuzione del pane che ha preso Salvatore Lucente quale socio di fatto in diverse società, condividendo con lui strategie imprenditoriali e acquisendo dallo stesso provviste liquide che reimmetteva- proprio attraverso le diverse società- nei circuiti economici leciti.
In questo modo, per il clan Mallardo, è stato possibile ripulire, nel corso di diverse annualità, grosse somme di danaro e violare sistematicamente le leggi del mercato ai danni di quegli imprenditori puliti che, non potendo contare sulle iniezioni di liquidità come i De Fortis, sono stati via via svantaggiati nella competizione concorrenziale.
Dalle indagini è emerso anche che Francesco  Mallardo e  Anna Aieta hanno investito grosse somme di danaro (quasi due milioni di euro, di cui è stato disposto il sequestro per equivalente) a mezzo di  Gaetano Esposito, in modo da far perdere le tracce della loro origine illecita.
Di qui la contestazione di riciclaggio aggravato elevata a carico di  Gaetano Essposito, che ha portato all’emissione della ordinanza cautelare a suo carico.
La vicenda è venuta alla luce in maniera esplicita dall’ascolto di un’intercettazione ambientale dell’ottobre del 2014, presso la casa di Sulmona ove  Francesco Mallardo era in detenzione domiciliare, relativa ad un colloquio in cui si faceva riferimento a somme di danaro di  Francesco Mallardo che erano destinate a Gaetano Esposito, che aveva già assunto l’impegno di riciclarle.
Dal tenore dello stesso si comprendeva che  Gaetano Esposito sistematicamente svolge attività di riciclaggio e che nel corso di diversi anni  Francesco Mallardo e Anna Aieta gli avevano consegnato grosse somme di danaro affinché egli ne effettuasse investimenti in maniera diversificata.
La conversazione si concludeva con uno scambio di soldi tra Gaetano Esposito e  Francesco Mallardo; tale consegna veniva riscontrata anche dalla registrazione del rumore dell’apertura e chiusura del borsello che Gaetano Esposito aveva portato con sé a cui seguiva la rendicontazione delle somme.
Le emergenze investigative venivano riscontrate anche dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari personali, sono stati sottoposti a sequestro preventivo i seguenti beni:
nr. 22 unità immobiliari;
nr. 2 unità di terreno di varia destinazione; nr. 3 autoveicoli;
nr. 2 motoveicoli;
nr. 1natante;
nr. 8 società produttive e\o commerciali;
nr. 74 conti correnti e\o contratti di credito;

per un valore nominale complessivo di 12 milioni di euro circa, oltre al sequestro per equivalente del valore di due milioni di euro già prima indicato.
Contemporaneamente all’esecuzione del provvedimento cautelare sono state eseguite numerose perquisizioni.