Camorra, oltre 170 anni di carcere per la “La Paranza dei Bambini”: “Noi non ci pentiamo”. LA SENTENZA COMPLETA. LE FOTO
“Tanto noi non ci pentiamo”, è il messaggio chiario che viene lanciato dalla folla di parenti e amici che assiste alla sentenza contro “la Paranza dei Bimbi” di Forcella. E come dire “non molliamo, siamo qui e continuiamo la nostra battaglia”. Tanto ci sono le giovani leve come Francesco Pio Corallo e Luca Capuano arrestati la settimana scorsa. “Forcella ai Forcellani, tutti i Forcellani devono essere compagni” era il loro motto durante la faida contro Buonerba “Capelloni”. E le stese delle ultime settimane e le richieste estorsion e sono la dimostrazione evidente che la cosca dei Sibillo non è morta nonostante gli arresti e la sentenza di ieri.Poco più di 175 anni di carcere per i 15 imputati processati con il rito abbreviato, una mazzata visto che le pene son o state superiori alle richieste avan zate dalla pubblica accusa. Erano tutti accusati di traffico di droga, quella droga vendutaa migliaia di dosi quotidiane nei vicoli dei Decumani e della vecchia Napoli dove suni dei condannati ( Salvatore Frenna,aveva perfino organizzato una coltivazione di marijuana nei sotterranei della chiesa sconsacrata del Santissimo Crocifisso ad Antesaecula nel rione Sanità). Un business milionario che aveva fatto esplodere la guerra con i rivali per il controllo delle piazze di spaccio: ben 15 erano quelle controllate dalla “Paranza dei Bimbi”. Le condanne più alte (16 anni di carcere) sono per Antonio Esposito detto “Tonino ‘o mostro” e Francesco Frenna: quest’ultimo nell’inchiesta è intercettato mentre si occupa di procurare la cocaina ai Sibillo acquistandola in Calabria a 42mila euro al chilo o al più vicino Parco verde di Caivano a 55mila euro. Pasquale Sibillo detto Lino, colui che avrebbe preso la gestione del clan dopo la morte del fratello Emanuele ucciso in un agguato nel luglio di un anno fa, è condannato a 10 anni di reclusione a fronte dei sei chiesti dall’accusa, e 12 anni di carcere sono inflitti al padre Vincenzo. L’elenco delle condanne prosegue poi con i dieci anni di carcere per Salvatore Cedola, ritenuto un fedelissimo, e i 12 anni per Luigi De Crescenzo che gli inquirenti indicano come il gestore dello spaccio in piazza Bellini. Il verdetto è di condanna anche per un’intera famiglia, marito, moglie e figli, tutti coinvolti nello spaccio, affare da gestire tra parenti: a 12 anni di reclusione sono condannati Gennaro Riccio e la moglie Anna D’Avolio, 14 anni e 4 mesi sono decisi per il figlio Alessandro Riccio (che sulle spalle ha già una condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di un uomo che non volle fare affari con la paranza) e 7 anni e 8 mesi di reclusione per il fratello Ilario Riccio. Salvatore Frenna, è condannato a 14 anni e 8 mesi di carcere. E a 12 anni di reclusione Domenico Giaquinto, a 6 anni Ciro Gioia, a 10 anni e 8 mesi Gennaro Improta e Daniele Napolitano. Alcuniu di loro dopo la lettura della sentenza hanno lanciato minacce contro il pm Henry John Woodcock. Gli agenti della polizia penitenziaria hanno identificato gli imputati autori delle intimidazioni: saranno denunciati.
LA SENTENZA COMPLETA
CEDOLA SALVATORE 10 ANNI
D’AVOLIO ANNA 12 ANNI
DE CRESCENZO LUIGI 12 ANNI
ESPOSITO ANTONIO 16 ANNI
FRENNA FRANCESCO 16 ANNI
FRENNA SALVATORE 14 ANNI E 8 MESI
GIAQUINTO DOMENICO 12 ANNI
GIOIA CIRO 6 ANNI
IMPROTA GENNARO 10 ANNI E 8 MESI
NAPOLITANO DANIELE 10 ANNI E 8 MESI
RICCIO ALESSANDRO 14 ANNI E 4 MESI
RICCIO GENNARO 12 ANNI
RICCIO ILARIO 7 ANNI E 8 MESI
SIBILLO PASQUALE 10 ANNI
SIBILLO VINCENZO 12 ANNI
