La filiera della truffa era perfetta. Erano presenti tutte le figure che servivano: i ladri di assegni, il ricettatore, i complici intestatari e i complici che provvedevano a cambiarli in moneta contante. Cinquantasei persone sono state rinviate a giudizio su richiesta del pm Teresa Venezia della Procura di Avellino. A guidare l’organizzazione il napoletano Giuseppe Lampitelli, che si procurava gli assegni rubati e ne modificava i destinatari inserendo i nomi dei complici. Lampitelli è un personaggio noto alle cronache giudiziarie: coinvolto nella maxi operazione “Giotto” del 2009 con oltre 100 arresti in tutta Italia per un giro di banconote false e poi in quella del 2013 in cui furono arrestati 25 persone, tra cui lo stesso Lampitelli per gli aggiustamenti dei processi. Questa volta il napoletano aveva messo in piedi un giro vorticoso di assegni rubati e riciclati. Falsificati cambiando il nome dei beneficiari e riuscendo a incassare così centinaia di migliaia di euro, grazie a una fitta rete di complici e a impiegati bancari e postali compiacenti. In questo modo, tra il 2010 e il 2011, sarebbero state truffate otto compagnie di assicurazione (che avevano emesso titoli di pagamento per incidenti stradali e altri sinistri) e tredici istituti di credito, oltre ai reali beneficiari dei pagamenti. Il tutto avveniva a Salerno città e in alcuni comuni della Valle dell’irno , dell’AgroNocerino e della provincia di Avellino. Alle persone che accettavano di far transitare gli assegni sui loro conti correnti veniva riconosciuta una percentuale del 10 per cento. Dietro il napoletano Lampitelli operavano, compe riportato dal quotidiano la Città, gli “smistatori” degli assegni che a loro volta trattenevano il venti per cento prima di consegnare quel che restava ai vertici del sodalizio. Tra Salernitano e Irpinia a fare da collettori ci sarebbero stati Alfredo Barletta nella zona di Campagna e la salernitana Silvana Salvati a Mercato San Severino, insieme a Gaetano Alfano e Clemente Carpentieri che operavano tra Serino e Montoro. Di Montoro è anche Mary Mazzei, che secondo gli inquirenti si avvaleva di Luigi Galdi, impiegato all’ufficio postale di Carifi a Mercato San Severino, per intervenire sui terminali e agevolare le operazioni di riciclaggio. In altri casi, invece, i conti correnti dei presunti beneficiari sarebbero stati aperti ex novo, utilizzando carte d’identità fasulle e con la compiacenza di funzionari bancari. Tra gli altri indagati ci sono Natascia Viviani, Rosa Longo e Donato Costantino di Campagna; i salernitani Alfonso Rago, Cristian Cafaro (residente a Pellezzano), Pasquale Russo (residente a Montoro Superiore), Massimo Senatore (residente a Fisciano), Vincenzo Senatore (residente a Pontecagnano); e a Mercato San Severino Nicola Botta, Rocco Pierri (nato a Salerno), Sergio Rainone, Andrea e Natale Iannone (originari di Nocera), Marco Schiavone (nato a Salerno), Benedetto Esposito (anche lui originario di Salerno), Sabatino e Pietro Imparato (quest’ultimo nato a Nocera Superiore); poi Gennaro Villari di Baronissi, i paganesi Pietro Grilletto, Maria De Gregorio e Ferdinando Pepe; e ancora, a Roccapiemonte, Nicola Fimiani, Silvio Pinto, Silvana Tamasco (nata a Pagani).