“Sì, l’ho travolto io con l’auto: ma volevo solo dargli una lezione”, le intercettazioni choc sull’omicidio Giannone
Non è stato un omicidio di camorra, tant’è vero che l’inchiesta è subito andata alla procura ordinaria e non alla Dda. Ma sullo sfondo il concetto di malavita c’è ed è ben presente nei protagonisti di questa storia da brividi, se solo si pensa al terribile pestaggio subito da Vincenzo De Luca da Fabio Giannone e dal fratello e alla vendetta ideata e attuata da “o’ dannato”, ben sapendo le conseguenze. Quest’ultimo, agli arresti domiciliari, ruppe il braccialetto elettronico il 17 marzo per poi consegnarsi la notte del delitto al commissariato di Giugliano. Mentre l’amico complice, come riporta Il Roma, Pasquale Paolo, anch’egli ai domiciliari ma per droga, è il figlio di Raffaele detto “o’ Rochets”, detenuto e considerato in passato uno dei capipiazza dei Di Lauro, vicino in particolare al boss Paolo detto “Ciruzzo o’ milionario” per la zona di Secondigliano. Giannone infine, era il figlio di Ciro, ammazzato il 1 febbraio 2002 in un agguato di camorra: secondo gli investigatori proprio il clan lo decise perché avrebbe dato fastidio in qualche maniera, ma l’indagine si è conclusa senza l’individuazione dei responsabili, almeno finora. Un altro congiunto della vittima del finto incidente stradale è Claudio, suo zio, finito in manette per armi anni fa. Vincenzo De Luca è il principale accusato. Sarebbe lui l’ideatore dell’omicidio per vendicarsi del pestaggio avvenuto il 4 gennaio scorso, tre giorni dopo che la vetrina del negozio di abbigliamento dello zio di Giasone era andata in frantumi nel corso dei festeggiamenti per il nuovo anno. Il 21enne gli addebitava la responsabilità dell’accaduto e così era scattata la spedizione punitiva. “O’ dannato”, che non è ritenuto legato alla criminalità organizzata così come l’amico Pasquale Paolo, ha un tatuaggio che riporta il soprannome, che evidentemente gli piace molto e rispecchia il suo carattere: uno che non si arrende mai.
L’8 giugno la svolta nelle indagini. Il pm ascoltando le intercettazioni tra i familiari di Vincenzo De Luca al carcere di Poggioreale dov’era detenuto decidono di eseguire un decreto di perquisizione. All’interno della cella sequestrano al ragazzo il giubbotto di colore blu scuro con il quale era entrato in galera il giorno che si è consegnato e le lettere che aveva ricevuto dai fmiliari. Nel coro del sequestro il ragazzo crolla e decide di rende- re dichiarazioni spontanee. Dice di aver voluto dare una lezione a Giannone per motivi personali. La sera dell’omicidio aveva percorso più volte le vie del quartiere alla ricerca di Fabio. Di averlo visto affacciato al balcone e di essere stato istigato dallo stesso. Motivo per il quale lo aveva spe- ronato con l’intento di procurargli lesioni. Però lo aveva travolto e non riuscendo a fermare il veicolo lo aveva ucciso, ma non voleva. Tre giorni dopo un nuovo interrogatorio, questa volta davanti al pm, ma con delle correzioni. Secondo l’accusa perché indottrinato dal padre.
De Luca Vincenzo: «Eh, mi sono accusato del reato. Ed si. Si. Cosa. Hanno detto, noi sappiamo che sei stato minacciato».
De Luca Raffaele: «Eh, ti sei fatto. Ti sei messo a piangere? Cose».
Vincenzo: «Come».
Raffaele: «Che non lo volevi fare apposta?».
Vincenzo: «Come. Che io non lo volevo fare apposta. Ha detto: noi lo sappiamo che è una famiglia di infami, che ti hanno fatto male, hai fatto un sacco di ricoveri. E poi è così, è così, è così, è così. Chi ci stava con te? Io stavo solo io, stavo solo io nella macchina, l’ho visto arrivare al lato sinistro e l’ho…».
Raffaele: «…incomprensibi- le…».
Vincenzo: «No, di lato! Ho detto, io l’ho solo tamponato. L’ho solo tamponato però non sono riuscito a prendere il controllo della macchina e l’ho fatto, non lo so se, gli sono passato per dosso. Non so nulla. Hanno detto, noi questo lo sappiamo che è stato un omicidio volontario e poi mi ha dato le carte, 575 e 577».
Raffaele: «Che?».
Vincenzo: «Omicidio aggravato».
Raffaele: «Aggravato?».
Vincenzo: «Poi cala la pena, hai capito?».
Raffaele: «Si sapeva».
Vincenzo: «Ah!».
Raffaele: «Si sapeva».
Vincenzo: «Erano tre di loro vennero, c’era l’ispettore quello con gli occhiali».
Raffaele: «Quello con il mellone? Quello quel- la quarta sezione di Secondigliano».
Vincenzo: «Eh. Ispettò io tengo 21 anni. Senza che perdiamo tempo, ho detto io. Sono stato io. E lui mi fa: “De Lù la mia parola contro la tua”. Io ti aiuto però l’indagine non la chiudo».
Raffaele: «Hai detto che la strada era a senso unico?».
Vincenzo: «No».
Raffaele: «Non stava a senso unico sto ragazzo?».
Vincenzo: «No».
Raffaele: «Non stava a senso unico?».
Vincenzo: «No».
Raffaele: «Da dietro?».
Vincenzo: «Di lato».
Raffaele: «Le telecamere non pigliavano bene, le telecamere non si pigliavano bene».
Vincenzo: «Però mi ha riconosciuto la coscia».
(nella foto vincenzo de luca e raffaele paolo)
