C’e’ il Dna di una terza persona sconosciuta e non parente della vittima e del sospetto omicida in uno dei reperti considerati nella misura cautelare a carico di Luca Materazzo, 35 anni, ricercato per omicidio per la morte del fratello Vittorio, il 51enne ucciso a Napoli la sera del 28 novembre scorso in viale Maria Cristina di Savoia. Le tracce sono su uno dei due coltelli sotto sequestro, quello senza il sangue della vittima, ‘pulito’. A rivelarlo i difensori dell’unico indagato per quel delitto, Gaetano e Marialuigia Inserra. 

La difesa di Luca Materazzo chiederà l’intervento del Ris dei Carabinieri, attrezzato ad una tecnica di indagine che “potrà consentire di individuare elementi specifici nelle tracce di Dna presenti sui reperti” relativi all’omicidio dell’ingegnere Vittorio Materazzo. “Non possiamo parlare di un complotto – ha detto l’avvocato Gaetano Inserra ai giornalisti – ma di un depistaggio sì”. La difesa che solo ieri ha potuto avere accesso agli atti processuali contesta l’assenza di tracce di Dna dell’accusato su uno dei due coltelli rinvenuti e la presenza di Dna ‘degradato’, cioè risalente nel tempo, su uno slip.

Il Dna ha portato a una misura cautelare per il loro assistito e il Dna puo’ scagionarlo da una accusa pesante, quella di avere ucciso il fratello. La partita dell’innocenza per i legali di Luca Materazzo, Gaeteano e Maria Luigia Inserra, si gioca tutto sulle tracce biologiche refertate su diversi oggetti sequestrati a poca distanza dal luogo del delitto a Napoli, la sera del 28 novembre scorso, e nella casa dell’unico indiziato, ora ricercato perche’ destinatario di una misura cautelare alla quale si e’ sottratto. Cosi’, a poco piu’ di 24 ore dall’avere avuto copia degli atti, i difensori hanno incaricato due genetisti specialisti nel rilievo del Dna per l’esame del lavoro della scientifica della polizia e le contro deduzioni. Ed emergono, in un lavoro che gli esperti di parte, Sebastiano Di Biase e Giuseppe Cardillo, giudicano comunque “importante e brillante, con risultati sufficientemente credibili”, “discrasie”, contaminazioni e lacune. Nel mirino dei genetisti della difesa, soprattutto un paio di slip, i coltelli, e le analisi non ancora compiute su un foulard, traccia lasciata dall’assassino di Vittorio Materazzo a poca distanza dal luogo del delitto. E gli avvocati non esitano a parlare di “depistaggi” che possono anche aver condotto la polizia verso un unico indagato, anziche’ allargare il ventaglio delle opzioni. 

Per Di Biase, che premette che gli atti allegati alla misura cautelare su cui ha appena iniziato a lavorare con il suo collega “sono incompleti”, e’ fondamentale che arrivi l’elettroferogramma (rappresentazione grafica della sequenza particolare del Dna di una persona estratta dalla macchina che sequenzia il Dna, ndr.) fatto dalla Scientifica. Il lavoro che si accinge a fare con Cardillo richiedera’ tempo, richiedera’ soprattutto il Quantifiler trio kit che la polizia non avrebbe la possibilita’ di utilizzare perche’ i loro laboratori non hanno l’accreditamento per questo test, a suo dire, e che permette di stabilire meglio la quantita’ del Dna. Elemento importante per valutare il peso di alcune prove d’accusa. Una su tutte, gli slip da uomo che presentano tracce biologiche solo su una zona in corrispondenza dell’etichetta, dove ci sono quelle di Vittorio Materazzo e forse, in una misura “molto minoritaria” rispetto le prime, quelle di Luca; ma questo ultimo Dna non si amplifica e sembra, a giudizio degli esperti della difesa, molto “vecchio”. “I due Dna – spiega Gaetano Inserra – avrebbero dovuto essere entrambi rilasciati nello stesso momento, ma hanno un indice di degrado diverso. Vuol dire che uno e’ stato deposisitato prima”. E, rileva il legale, tutto e’ “conatminato” dal sangue della vittima nei due sacchi di indumenti sequestrati poco dopo il delitto. Dei due coltelli sequestrati a casa di Luca Materazzo, uno e’ macchiato tutto dal sangue del fratello, e, nell’ordinanza cautelare emerge anche del ricercato, evidenza che pero’ non c’e’ nella perizia allegata alla misura; l’altro, senza tracce ematiche perche’ evidentemente non utilizzato nel delitto, presenta Dna di una terza persona “maschio, non parente dei due Materazzo – dice Inserra – e immediatamente dopo la sera del delitto, dopo una notte passata in Questura, Luca ebbe l’impressione che qualcuno fosse entrato in casa sua e che fosse stato spostato o preso qualcosa”. Altro elemento che potrebbe essere piu’ che utile all’indagine difensiva e’ quello del foulard su cui non sono stati ancora eseguiti accertamenti per motivi tecnici; sequestrato a pochi metri dal luogo del delitto, e quindi utilizzato dall’assassino, non e’ stato valutato per non rischiare che i risultati non fossero utilizzabili in un eventuale processo per vizi procedurali. “E sotto sequestro e non e’ stato congelato a -80 gradi come chiesto da noi e ottenuto per tutti gli altri reperti”, dicono i legali. Mancano inoltre per ora la perizia medico-legale, che puo’ dire molto sulla forza con cui sono state inferte le coltellate, e i riscontri sulle impronte digitali. Inoltre, sottolinea Maria Luigia Inserra, gia’ due ore dopo il delitto, la polizia, tra tutte le persone sentite, in particolare i familiari, aveva ‘isolato’ come possibile unico indagato Luca Materazzo, partendo da elementi riconducibili anche alle dichiarazioni persone informate dei fatti legate alla questione dell’eredita’. “Altre persone, e non solo nella famiglia, potrebbero avere avuto contrasti forti con Vittorio Materazzo – chiosa Gaetano Inserra – uomo che nella misura cautelare viene indicato come particolarmente prevaricatore e di carattere difficile”. “E nessuno dei testimoni – rivela Maria Luigia Inserra – ha riconosciuto Luca o ha riferito che Vittorio abbia detto ‘Luca’ mentre lottava con il suo aggressore per difendersi”.

Redazione Cronache della Campania