Napoli, violentata dal boss a soli 15 anni e costretta a scappare con tutta la famiglia

“I carabinieri ci hanno lascia­ti senza protezione, pur sapendo che per colpa nostra il boss del rione Traiano può finire in galera”.L’accusa lanciata da una ragazza minorenne è quella di essere stata violentata per circa un anno da Gennaro Carra detto “Genny”,capozona del quartiere, con la complicità degli affiliati: “Per mesi mi hanno seguita, minacciando i miei amici maschi di starmi alla larga” . Venuto a sapere degli abusi sulla figlia, il padre, anche lui vicino al clan di Enzo Cutolo ( i famosi “Borotalco” di Fuorigrotta ndr), decide di vendicarsi. “Un mio amico mi ha detto: ‘Genny si c…a tua figlia’. Stavo morendo. Ho chiamato Caterina e mi ha detto tutta la verità, mi ha detto delle minacce e delle botte”.La ragazza, oggi 16enne, ha raccontato a Il Fatto Quotidiano, la sua triste storia: “Non avrei mai dovuto andare con lui. E colpa mia se oggi non viviamo più a casa, se siamo nascosti, rovinati. Ma Genny mi diceva che se non andavo con lui uccideva mio padre. E sapevo che è un uomo potente nel quartiere” . E poi ancora delle minacce sui social network “Usava un nome falso, Nicola Flauto, ma era lui… Genny mi picchiava, anche davanti ad altra gente, perché era geloso degli altri ragazzi. Una sera mi ha presa per i ca­pelli e mi ha sbattuto la faccia sul motorino. A volte mi picchiava per scherzo e avolte sul serio. Io non dicevo niente perché avevo paura di perdere il mio rapporto con lui. Non volevo farmi odiare perché avevo capito che sennò avrebbe ammazzato mio padre”. Dopo di che padre si chiude in casa: “Volevo ucci­dere Genny Carra- racconta l’uomo a Beatrice Borromeo giornalista de Il Fatto- e non sapevo cos’altro fare. Mi sono ar­mato e ho iniziato a guardare i suoi movimenti. Avevo paura di non fare a tempo, che mi ammazzasse prima a me. Se muoio prima io che fine fa la mia famiglia? Sono stato 48 ore immobile cercando di capi­re cosa fare” . Ma Carra viene a sapere che Caterina ha parla­to. “A fare la spia è stato il fi­danzato della mia figlia più grande – racconta la madre di Caterina – noi pensavamo di poterci fidare di lui, invece era u-na talpa di Carra” . A quel punto la famiglia della ragazzina decice di presentare una denuncia ai carabinieri di Bagnoli e come nella migliore tradizione delle vecchie sceneggiate napoletane interviene Candida Cuto­lo, moglie di Carra: “Ma che è ’sto fatto? – urla ai genitori di Caterina- Embe’,quella figlia ’e b… di tua figlia si è fatta rompere la … da Zazzino e lo vorresti da me il prosciut­to?” . Da questo momento in poi come racconta sempre Il Fatto la situazione precipita. Sul sito del quotidiano c’è la registrazione di un episodio clamoroso. Grazie alle registrazioni delle telecamere del padre della ragazzina si vede Genny Carra  che arriva accompagnato da altre persone, punta una pistola verso l’abitazione della ragazzina e fa fuoco almeno due volte. “Ricordo perfettamente – si legge nella denuncia della madre – che Enzo Cutolo ha alzato lo sguardo verso la mia abitazione iniziando a inveire, verosimilmente contro mio marito, con le testuali in­giurie: *Scurnacchiato… pecorone…’. (…) Udivo numerose persone avvicinarsi e, subito dopo, la deflagrazione di alcuni colpi d’arma da fuoco a distanza molto ravvicinata, certamente provenienti dalla tromba delle scale. (…) Subito ho contattato il 113” .
La polizia arriva in pochi minuti il tempo di identificare la moglie di un altro pregiudicato del clan Cutolo mentre raccoglieva i bossoli esplosi dalle pistole per aviatre di lasciare tracce in giro.Restano però due fori nella porta d’ingresso e uno nella parete adiacente. Scatta una nuova denuncia: “Per quanto è accaduto ho ragione di ritenere in serio pericolo l’incolumità mia e dei miei familiari. (…) Le persone che ho nominato, facendo riferimento al Genny Carra, sono notoria­mente spietate e vendicative. Non ho dubbi che abbiano una cospicua disponibilità di armi e che non esiterebbero ad attentare ulteriormente alle nostre vite” . Da quel momento in poi comincia la fuga dal rione Traiano di tutta la famiglia della ragazzina che parlano di abbandono da parte dello Stato alla giornalista de Il Fatto: “ I carabinieri ci hanno detto di denunciare, che ci avrebbero protetti, eppure Genny resta libero come prima. È libero anche di cercarci – si sfoga il padre di Caterina- e noi siamo tutti a rischio.Io so di essere un uomo morto, ma qui rischia­mo tutti di essere uccisi: Caterina, la mia altra figlia e mia moglie per via della denuncia. Genny sa che possiamo mandarlo in galera per quello che ha fatto con una minorenne. Ho detto ai carabinieri: ‘Vi porto anche subito da Genny, ma loro hanno risposto di non preoccuparmi”.
Pochi giorni fa, dopo settima­ne di attesa in cui la famiglia è ri­masta nascosta, Caterina è stata ascoltata dal pm alla presenza di uno psicologo. Ha raccontato degli abusi, delle violenze e delle minacce cominciate quando an­cora aveva solo 14 anni, confermando tutto quello che già aveva racconta­to al Fatto. E tra l’altro sempre al quotidiano diretto da Marco Travaglio l’avvocato che assiste la ragazzina ha spiegato: “Carra non è l’unico capozona dedito alle minorenni. Nella sua cer­chia stretta c’è un gruppo di amici che si scambia video ama­toriali in cui ci sono minorenni che effettuano autoerotismo” .

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