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Camorra a Castellammare, il pentito Cavaliere racconta dei dissidi all’interno del clan D’Alessandro

5 Gennaio 2017 - 12:56 · Redazione Cronache della Campania

Renato Cavaliere, il pentito eccellente della camorra di Castellammare e killer reo confesso dell’omicidio del consigliere comunale Gino Tommasino (reato per il quale è stato condannato a 30 anni di carcere) ha svelato alla Dda di Napoli molti particolari inediti sul clan D’Alessandro e tra questi anche di una frizione all’interno della stessa famiglia di Scanzano a causa di una richiesta estorsiva alla ditta che stava effettuando lavori su un palazzo privato. Nelle dichiarazioni di Cavaliere depositate al processo d’Appello per l’omicidio di Aldo Vuolo (che si è chiuso con la trasformazione dell’ergastolo in primo grado in 18 anni di reclusione) il collaboratore di giustizia racconta degli affari di un pregiudicato che in quel periodo era assai vicino a Vuolo. Si tratta del fratello di un collaboratore di giustizia del centro antico. Cavaliere scoprì che “faceva le estorsioni a Castellamma­ re di Stabia e l’ho bloccato”. Il pentito ha speigato agli investigatori che a comandare doveva essere il gruppo alle dirette dipendenze del boss Enzo D’Alessandro, terzogenito di Michele il defunto fondatore della cosca. In ballo c’era la ristrutturazione di un edifi­cio in Salita Quisisana. “Lì c’era un’impalcatura e stava­no ricostruendo un palazzo vecchio, rifacendo anche i solai- spiega Cavaliere- Si trattava di un bel lavoro. Ho fermato i lavori e ho così saputo che lui (il riferimento è al fratello del pentito di Santa Caterina ) era andato lì a cercare l’estorsione chiedendo quattro o cinque­ mila euro. Un’invasione di campo inaccettabile. Ne ho parlato con Enzo D’Alessandro e gli ho spiegato che quello stava dando fastidio e gli ho chie­sto cosa dovevo fare. Enzo D’Alessandro mi ha detto di mandarlo a chiamare…”. Ma al primo appello il pregiudicato non si presentò Ma lo fece impaurito dopo l’omicidio di Aldo Vuo­lo. Era in compagnia di un altro esponente di Scanzano, un genero di D’Alessandro Lui­gi senior (fratello di Michele D’Alessandro, in carcere da oltre 20 anni),sostenendo che era lui il mandante della richiesta estorsiva. L’incontro avvenne a Scanzano nel giardino di un altro ras dei D’Alessandro.. Ha raccontato il pentito Cavaliere: “… Era genero di Luigi D’Alessandro senior e per questo era entrato nel clan e, pur non avendo cari­sma, se ne approfittava per fare estorsioni e droga e io gli spiegai che Enzo D’Alessandro mi aveva dato l’ordine di non far spendere ad altri il nome del­ la famiglia per svolgere quel tipo di attività. Ma lui ha sostenuto che gli servivano i soldi per il suocero… Gli ho detto che a Castellammare comandava­mo noi e che qualsiasi cosa la doveva dire a noi. Del resto i soldi al suocero arrivavano tramite Enzo D’Alessandro che mandava i soldi che gli portavamo anche a Partoria (strada di Scanzano dove vive la famiglia D’Alessanro)…Non si aspettava quella mia reazione, è diventato rosso e se n’è andato”.

 

(nella foto da sinistra il boss Enzuccio D’Alessandro e il pentito Renato Cavaliere)