Camorra, la divisione della piazze di spaccio tra gli Amato-Pagano e il gruppo Avolio e il ruolo di “zia Rosaria” Pagano

Il clan Amato-Pagano, costituito in origine dagli “scissionisti” del clan Di Lauro, non controlla più in regime di monopolio nell’ area nord di Napoli il traffico di cocaina, ma agisce in concorrenza con un altro gruppo criminale, le “Cinque famiglie di Secondigliano”, che utilizzano canali alternativi di approvvigionamento della droga creati dal pregiudicato Mario Avolio, 51 anni, ex esponente di spicco degli”scissionisti”. Questo hanno accertato le indagini della Squadra Mobile di Napoli, che stamattina ha eseguito 17 arresti (14 in carcere, 3 ai domiciliari) nei confronti di altrettanti sospetti affiliati alle due organizzazioni camorristiche. Sotto la guida di Rosaria Pagano, 52 anni, moglie di Pietro Amato, fratello del defunto boss degli “scissionisti” Raffaele Amato, e madre di Carmine Amato, già indagato in diversi processi di Camorra, il clan Amato-Pagano, tuttavia è riuscito a mantenere quote importanti nello spaccio di droga nella periferia nord di Napoli, e tendeva a riaffermare la propria supremazia. Le indagini della Squadra Mobile di Napoli, coordinate dalla DDA, che si sono avvalse delle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno anche individuato beni ed attività economiche nei quali sono stati investiti dal clan i profitti del traffico di droga. La DDA ha chiesto il sequestro preventivo di quote societarie, conti correnti, depositi bancari e beni immobili riconducibili a referenti delle due organizzazioni criminali.

Bionda tinta, amante delle griffe, attenta all’apparire, ma anche estremamente cauta e abile a mediare e a tessere equilibri. Rosaria Pagano, 54 anni a breve, sorella, moglie e madre di boss, e’ lei stessa un capoclan. Gia’ coinvolta e arrestata in una indagine per riciclaggio del denaro del clan con la sorella Ermelinda, che pure ha sposato un boss e sempre della famiglia Amato, Rosaria non e’ un semplice reggente della cosca che nel 2004 si stacco’ dal gruppo di Paolo Di Lauro, forte dei suoi canali internazionali per approvvigionarsi di droga, dando vita alla prima sanguinosa faida di Scampia, quartiere napoletano considerato la piazza di spaccio piu’ grande d’Europa. La donna, raccontano pentiti eccellenti quali il cognato Carmine Cerrato, detto Takendo’, ma soprattutto tre anni di indagini della Narcotici della Squadra Mobile di Napoli, nel tempo ha acquisito sempre piu’ peso nella gestione degli affari di famiglia, fino ad assumere su di se’ ogni decisione. A Melito, il comune alle porte del capoluogo campano ormai diventato roccaforte del clan, e nei territori dell’area Nord di Napoli, gli Amato-Pagano continuano ad avere il monopolio del narcotraffico; solo a Scampia hanno dovuto cedere terreno, mantendendo pero’ centralita’ per la loro potenza economica. E ‘zia Rosaria’, come e’ chiamata la donna boss, i rapporti di dialogo con gli altri clan li sa mantenere. L’indagine conclusa con il suo arresto evidenzia la considerazione di cui gode e suoi comportamenti paragonabili a quelli di capomafia uomini. Non usa telefoni, e meno che mai cellulari, per comunicare, preferendo inviare emissari uomini a dare indicazioni agli affiliati; cambia auto ogni due-tre mesi, neutralizzando cosi’ eventuali intercettazioni ambientali lunghe grazie a microspie; cambia anche luogo in cui dormire di frequente; e mantiene scarsi contatti con i parenti piu’ stretti, soprattutto le figlie. Il figlio maggiore e il secondo, Carmine e Raffaele, sono in carcere al 41 bis. Il terzo figlio 16enne, M.D., e’ gia’ stato ferito di striscio nel 2015 di un agguato a Melito. Le piazze di spaccio di Melito, Mugnano e Casavatore sono da lei controllate direttamente, cosi’ come ‘l’importazione’ di hashish dalla Spagna attraverso suoi uomini fidati, come Giuseppe Iasevoli arrestato a Malaga, o Salvatore Tufo, anche lui in manette oggi. Ai summit tra cosche partecipa direttamente e attivamente, Rosaria Pagano, e il sospetto degli inquirenti e’ che sia il mandante anche di omicidi, seppure di questa ipotesi non esistano elementi certi e non sia oggetto dell’indagine che l’ha portata di nuovo in cella. La sua sicurezza sinora e’ stata affidata anche a 15 telecamere (tante ne ha sequestrate la polizia contestualmente all’esecuzione della misura cautelare a suo carico) che sorvegliavano la casa di Melito in cui abita. Una protezione in piu’ contro le forze dell’ordine e contro ‘iniziative’ di altri clan. Il giro d’affari della cosca e’ milionario. Solo sul fronte dello spaccio di droga, nel corso dell’indagine sono stati sequestrati 300 chili di hashish in appena due operazioni.

Dopo la prima faida di Scampia, gli Amato-Pagano hanno mantenuto a Melito in tutta l’area Nord del Napoletano una preminenza nell’approvviggionamento e nella cessione all’ingrosso di sostanze stupefacenti, trovando anche un equilibrio con il gruppo di Mario Avolio, l’altro ‘commerciante’ all’ingrosso di droga, pure lui formatosi all’interno degli Amato-Pagano sfruttando in un primo momento i canali internazionali di quel gruppo. Proprio queste due organizzazioni criminali sono quelle colpite dai 17 arresti disposti dal gip di Napoli dopo le indagini della polizia. Per 14 degli indagati il gip ha previsto il carcere, mentre altri tre sono ai domiciliari. Rosaria Amato, arrestata, e’ sfilata davanti alle telecamere con il suo piumino firmato, dopo aver raccolto le sue cose in un enorme borsa griffata Gucci. Il suo tenore di vita del resto e’ mostrato anche dalla casa in cui abita. Stucchi e cornici dorati, mobili con pretesa antica, un bagno con vasca con idromassaggio, un’enorme box garage e la palestra dotata di tapis roulant ed ellittica completata da una sauna in legno a due posti. Spicca fra tutto l’enorme televisore fissato alla parete di fronte al suo letto. Trasmette le immagini delle call telecamere degli impianti di videosorveglianza.

Uno degli arrestati, Giuseppe Iavarone, elemento di spicco degli Amato-Pagano, e’ stato arrestato dalla polizia spagnola (Udyco) a Malaga, in una villetta, mentre era ancora in pigiama, e ammanettato mentre ancora stava cercando di rendersi conto di cosa accadeva. Iavarone e’ un narcotrafficante molto attivo per la cosca, gia’ arrestato a Trieste e a Fiumicino, al rientro da una permanenza sempre a Malaga, nel 2010 e nel 2012. Nel corso delle indagini, sequestrate anche partite di droga, tra cui una i cui panetti erano contrassegnati dalla scritta ‘Neymar 63’, un originale omaggio a Neymar da Silva Santos, il calciatore brasiliano attaccante del Barcellona.

 

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