Camorra, il pentito: “Le armi utlizzate per l’agguato ai Sette Palazzi ci furono fornite da Lelluccio ‘o parente”

Le armi utilizzate per compiere l’agguato ai Sette Palazzi a Scampia durante la prima Faida e che provocò la morte dell’innocente Antonio Landieri furono fornite agli Sscissionisti dal supernarcos Raffaele Imperiale, lo stabiese meglio noto come Lelluccio ‘o parente e diventato famoso per la vicenda dei Van Gogh. Lo ha dichiarato il pentito Antonio Caiazza in un verbale contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Federica Colucci. Ha spiegato Caiazza nel verbale datato 30 novembre 2015:

“.. So però che fu usato un Uzi da Gennaro Notturno e che il colpo che ferì “Sarracino” era un 9 mm, di una pistola semiautomatica…Si commentava il fatto che era stata uccisa una persona e ferita un’altra, e si pensava fossero affiliati dei Prestieri, anzi “Sarracino” pensava che fossero due morti addirittura, entrambi uccisi sia dalla sua sventagliata di mitra che dai colpi sparati dagli altri.

…  La mitraglietta Uzi dopo la prima raffica, si inceppò. Armi da guerra come questa ci vennero rifornite da Lelluccio ‘ parente, per come ho riferito in altro verbale, tramite un corriere che ho riconosciuto in foto. Lelluccio ‘o parente ha rifornito di molte armi il clan Amato-Pagano, in particolare armi da guerra, 4 o 5 bazooka usa-e.getta, che Raffaele Amato voleva utilizzare in Portogallo, per prova, in una specie di poligono, con Lucio Carriola e Carmine Cerrato ‘ a recchia. Inoltre una ventina di Uzi, che si procurava in Afghanistan o in Pakistan; Lelluccio ‘o parente mandò anche una decina di kalashnikov e fucili mitragliatori utilizzati dalle teste di cuoio, dette commando (I MITRA) ed oltre a ciò dell’esplosivo C4, delle granate o bombe a mano, delle pistole 9000S. Mandò inoltre un mitragliatore MG, da guerra, che noi chiamavamo il treppiedi, perchĂ© si poggia su un treppiedi. Lelluccio ‘o parente era un socio per narcotraffico con il Sudamerica con Raffaele Amato e Cesare Pagano…

Anche nell’omicidio di Fulvio Montanino e nell’omicidio di Giuseppe PIca, in cui vennero utilizzati gli Uzi, le mitragliette si incepparono, erano infatti difettose. L’esplosivo venne provato in un terreno a Quarto, fu fatto saltare un camion abbandonato, alla presenza di Salvatore Roselli detto “frizione”, Salvatore Cipolletta  e la terza persona che faceva i collegamenti elettrici per l’innesco, per usare poi il telecomando. Forse era presente anche mio padre…”.

 

(Nella foto da sinistra Antonio Caiazza, Raffaele Imperiale, Cesare Pagano, Raffaele Amato e Gennaro Notturno)

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