C’è anche un poliziotto di Eboli tra gli indagati dell’inchiesta sul cyberspionaggio

C’è anche l’ebolitano Maurizio Mazzella, agente della Polizia stradale, tra gli indagati per favoreggiamento nell’inchiesta sullo spionaggio informatico: lavorava per conto di Giulio Occhionero e spiava il pubblico ministero che sta portando avanti le indagini. Mazzella, che lo scorso agosto è stato sospeso dal servizio dopo aver presentato dei certificati medici falsi, è stato intercettato proprio mentre parlava con Occhionero offrendo il proprio aiuto. Aiuto che si è concretizzato nello spiare Eugenio Albamonte, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta sul cyberspionaggio. Il compito di Mazzella era quello di indagare su email, documenti, vita privata e movimenti del magistrato, tenendo sempre aggiornato Occhionero. Maurizio Mazzella è entrato giovanissimo in Polizia. Dopo diversi anni a Roma è stato trasferito alla Polstrada di Sala Consilina. Coinvolto insieme a un medico e alla segretaria dello studio medico nella storia dei certificati falsi, partita dalla denuncia di un collega, viene assolto e riprende servizio a Salerno, quindi si trasferisce a Roma ed entra a far parte della segreteria politica del senatore Giovanardi. Appassionato di politica, nel 2005 si è candidato al Consiglio comunale di Eboli. È stato anche per alcuni anni anche dirigente di una squadra ebolitana di calcio a 5. Occhionero avrebbe deciso di reclutare Mazzella probabilmente dopo aver scoperto di essere indagato per spionaggio informatico. Il 9 settembre scorso aveva chiesto al suo avvocato di presentare un’istanza per conoscere eventuali procedimenti in corso a suo carico, e in quell’occasione era venuto a conoscenza dell’inchiesta. A quel punto Occhionero, presumibilmente preoccupato, ha assoldato Mazzella per avere maggiori informazioni sulle mosse del pm e ha fatto sparire diversi file dal suo pc. Per otto mesi, la faccenda è rimasta nella esclusiva disponibilità, oltre che della Procura di Roma, del direttore della Polizia Postale, Roberto Di Legami, che ha ritenuto di non doverla condividere con nessuno. E che, per questo è stato rimosso dal suo incarico.

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