Confisca da sei milioni di euro a Domenico Bianco il consulente di Boscotrecase al servizio di cooperative in odore di mafia

Boscotrecase/Milano. Sei milioni confiscati, un giro d’affari di 97 milioni di euro e spalloni per riportare in Italia i soldi da Croazia e Ungheria dopo un giro di false fatture. E’ finito sotto chiave il patrimonio di Domenico Bianco, 78 anni di Boscotrecase ma da anni trasferitosi al nord, consulente fiscale e pregiudicato al quale stamattina i carabinieri di Milano hanno notificato un provvedimento di confisca. Consulente degli imprenditori lombardi, era considerato, secondo gli investigatori, l’uomo a cui affidare i propri soldi per renderli invisibili al fisco. La sua tecnica sarebbe stata quella di emettere fatture false per poi scaricarne l’Iva l’anno successivo. I soldi venivano poi esportati in conti correnti in Croazia e Ungheria per poi essere reimportati in Italia con la vecchia tecnica degli spalloni, persone cioè che si occupano trasporto di denaro contante. Nome ereditato dai vecchi contrabbandieri che portavano la merce in spalla attraverso grossi zaini. Quando gli uomini assoldati da Bianco venivano fermati i sequestri non ammontavano mai a meno di 3 milioni di euro. Con l’operazione di oggi Bianco non ha solo ricevuto la misura preventiva patrimoniale della confisca – le case da lui affittate in nero ora hanno regolari contratti e i soldi andranno allo Stato – ma anche una misura personale: non potrĂ  avere rapporti con le persone coinvolte nelle indagini, molte delle quali però sono suoi stretti collaboratori nello studio. Le accuse contro di lui sono associazione a delinquere finalizzata alla frode e alle fatture false ed appropriazione indebita. Il paradosso emerso dalle intercettazioni e dalle verifiche sui documenti è la sproporzione tra quanto sequestrato e quanto dichiarato. Tra il 97 e il 99 il maxi-consulente presentava una denuncia dei redditi mai superiore ai 26 mila euro, nel 2006 addirittura solo 2500. Gli inquirenti sono certi che Bianco avesse rapporti con i fratelli Cristodaro, colletti bianchi e consulenti fiscali legati alla potente famiglia mafiosa Mangano di Palermo. La pm di Milano, titolare del reparto misure di prevenzione della Dda Alessandra Dolci, ha dichiarato che la confisca a cui si è proceduto oggi (oltre sei milioni di euro per un giro d’affari complessivo di quasi cento) serve proprio ad evitare che “l’evasione, la corruzione e il crimine organizzato, cioè le tre macroaree di devianza del nostro Paese, si rinsaldino”.  Secondo l’accusa sono oltre 97 milioni di euro transitati su conti aperti in Croazia e Ungheria e milioni riportati in Italia attraverso “spalloni”. E’ uno degli aspetti piĂą sorprendenti dell’indagine che ha portato alla confisca di 40 immobili e di 64 rapporti finanziari, per un valore di 6 milioni di euro. Domenico Bianco ha precedenti per associazione per delinquere e reati fiscali e societari. “Pensavo che gli spalloni appartenessero ormai a un passato concluso”, ha commentato il pm Alessandra Dolci, titolare dell’inchiesta condotta con i carabinieri del Comando provinciale di Milano: “Sappiamo che ci sono tecniche molto raffinate per trasferire il denaro ma, evidentemente, il trasporto fisico resta un sistema ancora affidabile”. Durante l’indagine gli investigatori hanno fermato al confine auto in cui erano nascosti anche tre milioni di euro.

Domenico Bianco, sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno di 2 anni, il suo patrimonio immobiliare era giĂ  stato aggredito, nel luglio del 2015, con un provvedimento di sequestro di prevenzione, che ha trovato conferma nel decreto di confisca odierno. Sono 40 gli immobili confiscati, del valore di 4.200.000 euro, e 64 i rapporti finanziari, per 1.700.000 euro circa.

Il meccanismo delle false fatturazioni, spiegano gli investigatori, consentiva ingenti accumuli di capitali che, mediante inesistenti pagamenti a societĂ , intestate ai medesimi prestanome, ubicate all’estero, venivano trasferiti su conti correnti stranieri da dove rientravano clandestinamente in Italia in contanti. Dall’indagine emerge come Bianco, da molto tempo, mettesse la sua rete di societĂ  a disposizione di imprenditori senza scrupoli, intenzionati a realizzare profitti sottratti all’imposizione fiscale, trattenendo per se una percentuale di quanto realizzato.

Il nome di Bianco venne alla luce nel luglio del 2015, il consulente fiscale e revisore dei conti, aveva immobili sparsi in tutta Italia, una holding immobiliare: 32 appartamenti, 9 fabbricati industriali e magazzini, 3 negozi e 24 box tra Milano, Brescia, Pavia, Caserta, Cremona e Massa. Bianco, secondo quanto emerso dalle indagini, metteva a reddito le case affittandole senza contratto a extra comunitari e numerosi imprenditori lombardi si rivolgevano a lui per avere una serie di servizi ‘antifisco’ attraverso societĂ  cooperative affidate a prestanome per lo piĂą peruviani: un ingranaggio studiato per raggiungere la finalitĂ  di abbattere l’imponibile, sottrarre l’Ires, ottenere un’indebita detrazione Iva e creare così un fittizio credito Iva da utilizzare in compensazione con gli altri debiti erariali. I carabinieri e l’ufficio misure di prevenzione erano giunti a Domenico Bianco attraverso un’indagine che passava per gli affari di una cooperativa di facchinaggio delle figlie dello ‘stalliere di Arcore’ Vittorio Mangano – reggente della famiglia mafiosa palermitana di Porta Nuova morto nel 2000 – e di cooperative (sia edili sia di commercializzazione di prodotti alimentari) riconducibili ai contabili calabresi al Nord della famiglia Mangano, i fratelli Rocco e Domenico Cristodaro. Da una di queste societĂ , la Ellebiuno, gli inquirenti hanno afferrato il filo che li ha portati a un’altra galassia di sigle, facenti capo appunto a Bianco ma intestate a prestanome e utilizzate per emettere fatture per operazioni inesistenti mediante le quali creare fittizi crediti Iva agli imprenditori clienti.In passato Bianco era incappato diverse volte nelle maglie della giustizia ma era incappato in due prescrizioni, tre archiviazioni, una minimulta di 1.070 euro, e un patteggiamento nel 2008 ma ridotto dal beneficio dell’indulto a un anno e 2 mesi.

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