“Fatti i c…i tuoi”. E’ così che Giosuè Ruotolo, unico imputato per l’omicidio della coppia di fidanzati uccisi nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone, avrebbe risposto al coinquilino Daniele Renna che, vedendolo uscire di casa nel tardo pomeriggio del 17 marzo, gli chiese dove stesse andando. Lo ha riferito lo stesso Renna questa mattina in aula, davanti alla Corte d’Assise di Udine dove è ripresa la sua audizione testimoniale, interrotta nel tardo pomeriggio di venerdì scorso. Il teste ha ribadito, come già riferito alla scorsa udienza, di aver visto uscire Giosuè di casa intorno alle 19.15: “Aveva un bomber grigio chiaro fino alla vita, non aveva il cappuccio – ha risposto alle domande del pm – e un paio di pantaloni di tuta color antracite. Non li avevo mai visti né prima né dopo”. Renna riferisce invece che la sera, quando uscirono di casa per recarsi al palazzetto dopo aver saputo che era successo qualcosa a Trifone, Giosuè indossava “una tuta celeste con un t-shirt; per uscire si cambiò. Mi pare avesse i jeans e un bomber, mi pare diverso da quello che aveva prima”. Renna ha riferito anche che Giosuè sostenne sempre con i coinquilini di essere sceso quella sera per controllare il tagliando dell’assicurazione: “Non ci ha mai detto di essere andato in palestra”.
Si è chiusa con le testimonianze di Cristina (una amica di Annalisa, la giovane che aveva testimoniato in precedenza), di un giovane che ha installato un programma di pulizia sul computer del fratello di Giosuè Ruotolo e di altri due militari la 14/a udienza del processo per l’omicidio della coppia di fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone, uccisi a colpi di pistola nel parcheggio del palazzetto dello Sport di Pordenone, la sera del 17 marzo 2015. L’amica di Annalisa ha raccontato di essere uscita una volta con Giosuè e di aver scambiato con lui alcuni messaggi attraverso Facebook. ”Ho smesso di chattare con lui quando dallo stesso profilo di Alessandro (il profilo che Giosuè utilizzava con la ragazza, ndr) mi scrisse una persona che si presentò come la sua fidanzata – ha spiegato – Mi chiese che tipo di rapporto avessi avuto con Giosuè. Le ho raccontato che ci siamo conosciuti in discoteca”. Uno dei militari, superiore di Giosuè, Fenio, ha spiegato che l’ip (internet protocol address, il dispositivo collegato a una rete informatica, ndr) da cui sarebbero partiti i messaggi di Anonimo anonimo indirizzati a Teresa nei quali venivano indicati presunti tradimenti da parte del fidanzato Trifone, era comune a tutta la caserma. A questo ip facevano riferimento tutti i computer della caserma e l’accesso a questi, a sua volta, poteva avvenire da parte di più militari. Il legale di Giosuè, l’avvocato Giuseppe Esposito, ha specificato al termine dell’udienza, che, “da quanto riferito dai teste, Ruotolo formalmente non era titolare di un accesso autorizzato. A mio avviso – ha proseguito – emerge anche che quello che hanno dichiarato i commilitoni, Romano e Renna, al di là delle enormi contraddizioni che hanno avuto, non è confermato da nessuno”. Il riferimento è a presunte liti tra Ruotolo e Trifone. Il processo riprenderà il 30 gennaio con l’audizione dei consulenti.