Camorra: processo immediato per i ras del Rione Traiano responsabili dell’omicidio del 20enne Francesco Esposito
La Procura di Napoli ha chiesto il processo con giudizio immediato per Gaetano Lazzaro e Antonio Scognamillo, due esponenti di spicco della camorra del rione Traiano, ex alleati del potente clan dei Puccinelli diventati “scissionisti” dalla scorsa estate. Sono accusati di essere gli esecutori materiali del feroce omicidio del 20enne Francesco Esposito, un loro affiliato ucciso il 17 settembre del 20o1 e “venduto” ai Marfella di Pianura per evitare una strage. Per i due si resta in attesa della decisione della Cassazione dopo che nei mesi scorsi il Riesame aveva accolto la richiesta di arresto del pm di Appello. Nell’inchiesta figurano come indagati anche i ras del rione Traiano Salvatore Perrella e Ciro Bernardo. C’era anche Diego Basso (l’unico finito in carcere) e che prima aveva deciso di pentirsi poi fece marcia indietro e il 26 ottobre scorso si suicidò in carcere dopo aver scritto delle drammatiche lettere di scuse alla sua famiglia. Francesco Esposito fu ucciso perché aveva fatto un’estorsione fuori zona e, come riporta Il Roma, i pentiti Luigi Pesce e Giovanni Romano, hanno spiegato agli investigatori che “Esposito fu riconosciuto mentre faceva l’estorsione e si venne a sapere che quelli di Pianura aveva chiesto il pizzo nella zona di pertinenza di altri clan”. Un affronto che andava lavato con il sangue, con una punizione esemplare, addirittura con una faida di camorra. Era questo l’intento dei boss di Soccavo e del rione Traiano, che racconta il pentito, fecero una serie di summit, di incontri serrati, per stabilire se i clan di Pianura andassero puniti o meno. “Così si decise di incontrarsi tutti assieme”, dice ancora il pentito Pesce. Quando ci fu l’incontro Esposito fu “venduto” ai nemici. Per evitare che potesse scatenarsi una faida tra la Nuova Mafia Flegrea e i Marfella di Pianura si disse “che Esposito aveva agito autonomamente” e così poteva tranquillamente essere ammazzato. Nel giro di pochi giorni la trappola e a raccontarlo questa volta è Romano che dice di aver saputo proprio da Pesce della fine di Esposito. Fu mandato al rione Traiano con la scusa che bisognava caricare della droga da portare a Pianura, arrivato sotto i porticati dove c’è un barbiere fu caricato una un’auto e poco dopo ammazzato. Secondo i pentiti ad ordinare questo delitto fu tutto il quartier generale di Fuorigrotta e del rione Traiano.
(nella foto Antonio Scognamillo detto Tonino ‘o parente)
