Camorra: torna libero il boss Ferone legato ai “Girati” della Vanella-Grassi

E’ tornato a casa nella giornata di ieri dopo aver trascorso in carcere gli ultimi quattro anni il boss Ernesto Ferone, detto Ernestino. Quarantacinque anni, capo del clan omonimo che controlla gli affari illeciti a Casavatore è legato al gruppo dei Girati della Vanella-Grassi di Secondigliano.  Ferone negli ultimi 15 anni ne ha trascorsi circa una decina in carcere. Fu arrestato da latitante nel settembre del 2003 a Sant’Antimo perchè colpito da un provvedimento cautelare per scontare oltre 7 anni di carcere per associazione mafiosa. Uscito dal carcere aveva stretto legami con i Girati e si era schierato con gli Scissionisti nella Faida di Scampia. Fu arrestato il 21 febbario del 2013 per una condanna a cinque anni di carcere per usura. Era stato infatti arrestato nel luglio del 2009 nel corso di un blitz con il quale i carabinieri posero fine a un giro di usura controllato da Ferone e dai suoi.

Il gruppo di Ferone aveva stretto nella morsa due imprenditori: un impresario musicale, Alberto Costa, che dava lavoro fra l’altro a un neomelodico napoletano,costretto a cedere quote della propria società e 200.000 euro e Benedetto Letizia, cugino del padre di Noemi la ragazza di Portici famosa per il suo legame con Silvio Berlusconi “papi”, un grossista di libri, costretto a cedere la sua azienda del valore di un milione e mezzo di euro.Tremila euro, pretesi con regolarità (il 15 di ogni mese) dagli usurai, appartenenti al gruppo Ferone avevano trascinato in un baratro Benedetto Letizia, che dopo aver venduto gli immobili di sua proprietà, aveva tentato due volte il suicidio.Fu la madre ad avere il coraggio di denunciare chi stava portando il figlio alla disperazione.

Letizia in una conversazione telefonica con la madrediceva: “Mi servono 4000 euro per stamattina altrimenti questo mi uccide. Non li tengo!” . E poi parlando al telefono con un’altra vittima di usura diceva:”Mi sono appena svegliato perché ho preso 800 gocce per levarmi da mezzo”.

Le minacce all’impresario musicale Alberto Costaerano di questo tipo: “Vuoi vedere che se oggi vado dai compagni miei ad Afragola devono morire i miei figli, io lo studio dalla sera alla mattina te lo faccio chiudere. Adesso dice che ti sei messo socio quest’altro scemo, come si chiama? Nico Desideri… non lo faccio cantare più”.

La cosca di Ferone, come è emerso dalle indagini e come riportato anche dal decreto di scioglimento del consiglio comunale, ha anche condizionato l’attività amministrativa tanto da far eleggere suoi referenti in consiglio comunale.

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