Torre del Greco. Crac Deiulemar: cinque anni di reclusione al “prestanome” dei fratelli Angelo e Pasquale Della Gatta. E’ la condanna inflitta dai giudici a Dante Di Francescantonio, imprenditore veneto finito alla sbarra con l’accusa di ricettazione – per aver di fatto gestito una rilevante somma in fondi occulti della compagnia di navigazione fallita nel 2012 – ma condannato invece per concorso in bancarotta fraudolenta.Secondo l’accusa, sostenuta dal pm della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, Sergio Raimondi, l’imprenditore veneto di Somma Campagna (Verona) era la “testa di legno” dei due fratelli armatori. Angelo e Pasquale Della Gatta ora collaborano con la giustizia. Per questo motivo, entrambi hanno infine ottenuto il patteggiamento di una condanna a 2 anni ciascuno.Dante Di Francescantonio era finito a processo perchè secondo le indagini – avviate per risalire ai fondi occulti della Deiulemar – avrebbe gestito di fatto circa mezzo milione di euro in contanti: fondi personali che i Della Gatta gli avevano consegnato in una valigetta. Al termine del processo, però, i giudici hanno riqualificato le accuse, riconoscendo l’imprenditore colpevole di concorso in bancarotta fraudolenta. Nel novembre 2014, Di Francescantonio avrebbe incassato i contanti da reinvestire. Per i giudici era consapevole che si trattasse di fondi che i fratelli Della Gatta non avrebbero potuto movimentare, poiché falliti insieme alla società di fatto. Il nome di Di Francescantonio era “spuntato” durante le indagini condotte dalla guardia di finanza alla ricerca dei fondi distratti alla curatela fallimentare della Deiulemar. Tutto ruotava attorno al cosiddetto affare Bayres: una serie di società immobiliari – Bayres Sa 1, Bayres Sa 2, Bayres Sa 3, Bayres Sa 4, Bayres Sa 5 – con sede fittizia nel Salernitano, ma gestite da altre società estere riferibili proprio a Di Francescantonio. I fratelli Della Gatta ruisalirono al nome dell’imprenditore veneto grazie al ragioniere Amedeo Malet, poi passato a collaborare con gli investigatori. Anche il ragioniere ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione.

 Monica Barba

Redazione Cronache della Campania