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Fontana, Juve Stabia: “E’ andato via chi non serviva. A Siracusa solo per i tre punti”

2 Febbraio 2017 - 12:12 · Redazione Cronache della Campania

Il tecnico della Juve Stabia, Gaetano Fontana torna sulla cocente sconfitta di Messina e anticipa i temi della gara contro il Siracusa:”Con il Messina non è andato bene l’approccio iniziale, abbiamo dato agli avversari l’opportunità di pensare di poter fare la loro gara. Dopo il gol subìto è stata tutta un’altra gara. Anche il campo non permetteva di far vedere la qualità tecnica. Abbiamo sprecato tante occasioni, ma abbiamo preso goal al primo tiro in porta. Prendiamo goal spesso su palla inattiva, abbiamo analizzato questo aspetto in settimana, la squadra non doveva concedere quello che ha concesso, il Messina ha sfruttato un blocco. Kanoute ci manca parecchio, questa settimana è assente anche Cancellotti squalificato, ma dobbiamo sempre cercare di fare il nostro gioco. Non possiamo pretendere dai nuovi arrivati che possano risolvere i pochi problemi che abbiamo avuto nel girone di andata. È andato via chi non serviva. Abbiamo fatto le cose che il mercato ci permetteva di fare. Io sono contento. Può capitare che ci sia uno scivolone ma il nostro atteggiamento non deve cambiare. Questo campionato è importante per tutti non solo per me. Non veniamo mai dominati dagli avversari, si può vedere dal numero dei tiri in porta subiti. Noi andiamo a Siracusa con l’obiettivo di prendere i tre punti attraverso il nostro calcio. Loro stanno facendo risultati ovunque. La situazione degli indisponibili è rimasta invariata. Liviero e Atanasov, oltre a Kanoute, ci mancano tanto. Ripa non è in un buon momento, ma sono sicuro che chi giocherà darà il massimo. Sono sempre stato un maniaco del lavoro perché è l’unica cosa che può farti arrivare al risultato. Qualcuno dall’esterno ha provato ad insinuare cose non vere per destabilizzare, ma smentisco tutto. Sono assolutamente contento dei nuovi arrivi, nessuno sta tradendo le aspettative. Chiaramente bisogna avere la pazienza di aspettare il loro ambientamento al nostro modo di lavorare”.

Ivano Cotticelli