L’Oscar della gaffe a La La Land, l’imbarazzo di una statuetta sbagliata
E’ l’Oscar della gaffe quello che chiude l’edizione numero 89 degli Academy Awards, finita con una nota surreale e con l’Oscar per il miglior film consegnato, nelle mani sbagliate. E sull’errore dell’annuncio del miglior film è stata aperta un’inchiesta da Price Waterhouse Cooper, la società che si occupa del conteggio dei voti. Il premio per il miglior film è per Moonlight, ma Warren Beatty annuncia – da subito perplesso – la vittoria di La La Land, i produttori salgono sul palco e iniziano a ringraziare. Ma subito dopo l’annuncio viene corretto il tiro e la statuetta più ambita viene consegnata a Moonlight. Il regista del film premiato racconta cosa è accaduto: “Ho pensato che stava succedendo qualcosa di strano, ma non capivo cosa, è per questo che ho voluto vedere il biglietto. – spiega Berry Jenkins – Non mi è stato mostrato subito ma quando sono riuscito a leggere c’era scritto Moonlight”. Jenkins allora è salito sul palco e ha interrotto il discorso dei produttori di La La Land: “Non è uno scherzo, ha detto, mostrando il biglietto”. Poi è arrivato il presentatore, Jimmy Kimmel che ha confermato lo svarione che ha movimentato la serata: “E’ colpa mia, sapevo che avrei rovinato tutto prima della fine. Buonanotte a tutti, prometto di non tornare più”. E così Kimmel si ‘autolicenzia’ in un clima surreale. Una serata piacevole, con le bordate del conduttore Jimmy Kimmel contro Trump, quasi nessun commento contro il presidente da parte dei vincitori, ma una chiarissima dichiarazione di campo nelle scelte dell’Academy. Dopo le polemiche dello scorso anno sugli Oscar troppo bianchi, questa volta si parla di ‘Oscar so black’ per le tante statuette ad attori di origine afroamericana. Ma viene premiato anche il corto sulla guerra in Siria The white helmets, e vince il maggiore riconoscimento appunto Moonlight, il film di Jerkins che parla di neri, emarginazione e omosessualità. La serata è iniziata con una vittoria italiana: Alessandro Bertolazzi e Giorgio Bertolini avevano infatti vinto la seconda statuetta della serata, per il trucco e le acconciature del blockbuster targato Marvel Suicide Squad. Subito dopo, con il terzo premio consegnato, è arrivata la doccia fredda della vittoria di O.J.: Made in America per la categoria miglior documentario. Fuocoammare dunque non ce l’aveva fatta ma un’altra bandierina tricolore è stata piantata poco dopo, dall’italo-canadese Alan Barillaro, creatore del corto di animazione Piper. Poi sono arrivati i premi più pesanti. Molti dei quali andati al favorito La La Land: Damien Chazelle vince l’Oscar per la regia, Emma Stone quello per la migliore attrice protagonista, Justin Hurwitz vince per la colonna sonora e la canzone, City of Stars. La La Land vince anche le statuette per la miglior fotografia e per la scenografia, ma il profumo della vittoria per il premio più importante lo potrà solo annusare. Casey Affleck vince la statuetta per il migliore attore protagonista, per Manchester by the Sea, che ottiene anche il premio per la sceneggiatura originale, mentre l’Oscar per il migliore adattamento va a Moonlight che – come ampiamente previsto alla vigilia – vince anche la statuetta per il migliore attore non protagonista, l’islamico Mahershala Ali. L’analogo premio al femminile va a Viola Davis per Barriere. Non mancano le battute rivolte a Trump, ma non sono moltissime come si poteva pensare dopo un red carpet costellato anche dal fiocchetto azzurro anti-Trump indossato dell’Aclu (American Civil Liberties Union, l’organizzazione che si batte per i diritti civili) che indossava ad esempio Ruth Negga, candidata come miglior attrice protagonista per il film Loving. Dal palco la condanna più forte arriva dal filmaker iraniano Asghar Faradi che vince l’Oscar per il miglior film straniero, il Cliente. Come ampiamente annunciato non è presente alla serata ma farà leggere un messaggio: “La mia assenza è un atto di rispetto verso coloro che non sono stati rispettati dal bando istituito nei giorni scorsi – ha scritto il regista che poi ha definito il bando “una legge disumana? Dividere il mondo in due categorie, noi e i nostri nemici, porta alla paura e ad una illegittima giustificazione dell’aggressione e della guerra “. Gael Garcia Bernal invece parla di muri: “Come messicano e come lavoratore immigrato, come essere umano sono contrario ad ogni sorta di muro che separi gli uni dagli altri”. Mark Rylance, nel presentare il premio alla migliore attrice non protagonista parla della necessità di essere opposti senza odio. Il sarcasmo è l’arma usata dal presentatore Jimmy Kimmel che è riuscito a consegnare una serata divertente e non noiosa (anche prima dell’incidente di chiusura) “Devo proprio ringraziare il Presidente Trump.- ha detto – Vi ricordate quando l’anno scorso dicevano che l’Oscar era razzista?… Noi qui a Hollywood non discriminiamo in base alla religione o alla nazione, solo in base all’età e al peso”. Poi si è lanciato in un lungo discorso su quanto Meryl Streep è un’attrice sopravvaluta. “Bel vestito, è di Ivanka?”, ha detto all’attrice, riferendosi alla linea di abiti della figlia di Trump. Poi nel corso della serata ha trovato anche il tempo di inviare twitt al president Trump. “Sono preoccupato che non si sia ancora fatto sentire”.
Amaro in bocca per Fuocammare, il documentario italiano in corsa per l’Oscar.
Il premio nella categoria come miglior documentario è infatti andato a ‘OJ-Made in America’, diretto da Ezra Edelman e Ron Goldman e incentrato sulla storia di OJ Simpson. All’annuncio del vincitore, Gianfranco Rosi si è alzato ed è andato ad abbracciare Ezra Edelman. Fuocammare era l’unica pellicola italiana in corsa. Agli Oscar anche Pietro Bartolo, il medico protagonista del documentario, che negli ultimi venti anni anni ha salvato migliaia di vite umane.
