Mozzarella adulterata, l’ascesa degli imprenditori del Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala campana

 

 

Mozzarella adulterata con soda caustica e latte vaccino avariato: la pratica illecita, e potenzialmente pericolosa per i consumatori, è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Caserta nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che ha portato cinque persone agli arresti domiciliari, ovvero i fratelli Salvatore e Luca Bellopede, titolari del noto caseificio omonimo con sede a Marcianise, soci del consorzio di tutela, i fratelli Vincenzo e Antonio Croce, proprietari della Casearia Sorrentino Srl di Frattaminore (Napoli), e Gennaro Falconiero, amministratore del Caseificio San Maurizio Srl di Frattamaggiore (Napoli); le tre aziende sono state sequestrate e affidate ad un amministratore giudiziario. a fare scalpore il fatto che gli arrestati, tra i quali proprio i Bellopede di Marcianise, erano tra i soci del consorzio che avrebbe dovuto tutelare la genuinità della mozzarella dop. Determinanti per gli inquirenti le dichiarazioni di un camionista che ha permesso di svelare il sistema. Il caseifici dei Bellopede & Golino ha un fatturato annuo di quasi otto milioni di euro ed esporta mozzarella di bufala campana dop in tutta Italia, in Europa e negli Usa. L’indagine “Aristeo” ha portato ai domiciliari i due titolari Salvatore e Luca Bellopede. Il primo è attualmente presidente della Confartigianato di Caserta ed è stato in passato responsabile del settore lattiero-caseario dell’associazione. L’indagine ha accertato come i due imprenditori utilizzassero in modo del tutto illecito il marchio del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, di cui fanno parte da molti anni, facendo passare per dop prodotti che non lo erano. I Bellopede, ma anche il titolare del caseificio San Maurizio di Frattaminore (Napoli), soprattutto per rispondere all’enorme domanda sul mercato di mozzarella dop, anche in periodi come l’estate in cui le bufale non danno latte, ricorrevano in modo massiccio all’utilizzo di latte di mucca, acquistato dall’azienda casearia Sorrentino di Santa Maria La Carità, che a sua volta lo comprava da importanti aziende del Nord come la Brescialat (non è coinvolta nell’indagine); il latte veniva conservato in condizioni inquietanti: i finanzieri di Marcianise guidati dal capitano Davide Giangiorgi hanno scoperto recipienti di latte coperto da mosche, ma anche processi di affumicatura della provola effettuati con cartoni bruciati. Dopo 7-8 giorni veniva aggiunta nel latte la soda caustica, quindi veniva effettuata la miscelazione con il latte di bufala e poi si passava alla pastorizzazione, processo che dovrebbe uccidere i batteri, anche se non c’è certezza che tutti muoiano ad alta temperatura, con rischi dunque per i consumatori. Determinante per l’indagine il fermo da parte della Finanza di un camion che portava il latte ai Bellopede. Dalla cisterna usciva del gas; il camionista, che lavorava senza contratto, ha ammesso che il liquido aveva un alto livello di acidità perché era “vecchio”.

 

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