Scafati, appalto nell’ex Copmes all’impresa di prefabbricati del boss dei Casalesi Antonio Iovine

Scafati. Non bastava la camorra locale, quella del nuovo clan di rampanti Loreto-Ridossoe, in fondo camorristi di serie B ma pur sempre camorristi. A Scafati le ingerenze dei clan nella pubblica amministrazione o in societĂ  satelliti ci sono state. E sono state di ben altro spessore. Il metodo quello noto: soldi pubblici passati nelle casse della Camorra spa attraverso gli appalti. Anche in questo caso, il dato emerge dalla ricostruzione della Commissione di accesso ed è fatta propria dal Ministro Marco Minniti che ha firmato il decreto di scioglimento del Consiglio comunale. E anche in questo caso, al netto degli omissis, la vicenda è di quelle che getta ancora piĂą ombre sulla gestione della cosa pubblica fatta dall’amministrazione del sindaco Aliberti. Il Ministro scrive: “Ingerenze ci sono state nella riqualificazione di una zona industriale, per la cui aggiudicazione l’ente si è avvalso di una societĂ  di trasformazione urbana a totale partecipazione comunale alla quale è stata trasferita la proprietĂ  delle aree interessate dagli interventi”. L’area industriale è quella di via Domenico Catalano, conosciuta come Ex Copmes, un’azienda fallita dopo un grande imbroglio e sulla quale fu avviato oltre un quindicennio fa un ragionamento per la reindustrializzazione. Una storia del passato che doveva essere un simbolo di rinascita economica. Un lunghissimo iter amministrativo che nel 2013 pareva fosse giunto a conclusione con la stipula del contratto di appalto in favore di un raggruppamento temporaneo di imprese per la realizzazione dei capannoni. A gestire l’operazione la Stu Scafati Sviluppo, societĂ  completamente partecipata del Comune di Scafati. Ma nel cuneo di quella gara d’appalto milionaria, sancito da un contratto siglato dalla segretaria comunale Immacolata Di Saia, si inserì una ditta – in qualitĂ  di ausiliaria – riconducibile ad un imprenditore destinatario nel maggio del 2016 di un’ordinanza di custodia cautelare per associazione di tipo mafioso. Quella ditta era la G&D Prefabbricati spa, e l’associazione mafiosa quella de clan dei Casalesi. La sede a Castilenti, in provincia di Teramo, ma gestita direttamente – dice l’antimafia napoletana – Antonio Iovine ‘o ninno. L’imprenditore Ferdinando Di Lauro era il referente del boss e l’impresa ausiliaria era amministrata da Enzo Di Federico. Fu quella ditta a consentire alla Mavi Costruzioni di Afragola di vincere l’appalto da 11 milioni e 976mila euro per la realizzazione dei capannoni nell’area ex Copmes. Quell’appalto è finito nella relazione per lo scioglimento del consiglio comunale. Un accenno sancito dalla firma del Ministro che fa tremare le vene. 

L’appalto fu completato nel luglio del 2013. A istruire il bando di gara e l’affidamento l’architetto Gabriella Camera che affidò alla costituenda Ati Mavi Costruzioni di Viro Maria, Costruzioni generali srl, Impregivi srl l’appalto di circa 12 milioni di euro. Ma l’Ati dovette far ricorso ad un’impresa ausiliaria, la G&D Prefabbricati, per poter ottenere i lavori, quella impresa giĂ  finita nel mirino dell’antimafia per la realizzazione del Pip di Aversa grazie alle pressioni di Iovane e di Di Lauro. 

La G&D prefabbricati comparve per la prima volta nel contratto stipulato tra Scafati Sviluppo e la Mavi Costruzioni, dalla segretaria comunale Immacolata Di Saia, funzionaria di Aversa, il 21 luglio del 2013.

“La societĂ , amministrata da persone di comodo collegate al predetto imprenditore, era stata costituita per partecipare a gare d’appalto, i cui proventi venivano parzialmente riservati alla criminalitĂ  organizzata” scrive il Ministro Minniti. I soldi pubblici nelle casse della Camorra spa. Ma la Commissione di accesso per quel progetto ha rilevato anche altro: Rilevanti illegittimitĂ  ed anomalie quali l’esistenza di difformitĂ  tra il progetto esecutivo ed il progetto oggetto dell’aggiudicazione, l’omissione di qualsivoglia verifica sulla societĂ  affidataria dell’incarico di progettazione e la nomina tardiva del responsabile unico del procedimento”. Troppi lati oscuri da chiarire. A partire dall’incarico di progettazione affidato alla Giugiaro. Lati oscuri che hanno spinto il Ministero a far intervenire lo Stato per ‘assicurare la riconduzione dell’Ente alla legalitĂ ’.

Rosaria Federico

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