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Camorra&Cemento al Vomero: la Cassazione rigetta il ricorso della Dda sugli arresti dei colletti bianchi legati ai Simeoli

10 Marzo 2017 - 18:40 · Redazione Cronache della Campania

Un centro sportivo da 10 milioni di euro nel Vomero, nel quartiere vip di Napoli, e un centro commerciale a Zumpano, una localita’ in provincia di Cosenza. Unnmega-progetto edilizio che per i pm di Napoli era stato finanziato in parte con i soldi della camorra che era pronta a scendere nell’affare grazie ad un prestanome, Carlo Simeoli, genero di del boss Angelo Simeoli detto ”o bastone’, finito in carcere su ordine del gip di Napoli il 15 settembre dell’anno scorso. Con lui furono arrestati anche Roberto Imperatrice, imprenditore napoletano noto nel settore della ristorazione e Giovanni De Vita, commercialista, amico del calciatore Fabio Cannavaro. Agli arresti domiciliari, nella stessa retata, finirono anche i fratelli Luca e Andrea De Vita. L’accusa era di reimpiego fittizio di beni di provenienza illecita, perche’ secondo i pm quei soldi erano del clan Polverino. Ma già il Tribunale del Riesame aveva scarcerato i tre fratelli De Vita e Imperatrice, ritenendo che non c’erano prove per dimostrare che fossero a conoscenza della natura illecita dei soldi che Simeoli sarebbe stato pronto a versare per i progetti. Quello del Vomero, in particolare, era molto ambizioso e prevedeva la costruzione anche di 120 di box auto, ma non fu mai realizzato per violazioni delle regole urbanistiche. Il pm della Dda di Napoli che aveva seguito le indagini ha proposto ricorso per Cassazione contro i quattro personaggi ‘chiave’ della vicenda, ritenendo che la decisione del Riesame non fosse corretta. Invece la Suprema Corte accogliendo le tesi degli avvocati Maurizio Sica, Luigi Petrillo, Marino Virgilio, che difendono i tre De Vita, e Rino Nugnes che assiste Imperatrice, ha rigettato il ricorso. La Procura ha pero’ continuato per la propria strada chiudendo le indagini preliminari per tutti gli indagati della vicenda. Tra loro anche il generale della Guardia di Finanza Giuseppe Mango, con l’accusa di rivelazione di notizie su indagini coperte da segreto perche’ avrebbe passato notizia agli imprenditori coinvolti nelle indagini, tramite un avvocato. Per lui pendeva una richiesta di interdittiva che fu però rigettata.