Camorra, il pentito Lauria: “Ecco chi gestiva le piazze di spaccio al rione Conocal di Ponticelli”

“Era una guerra per il controllo delle piazze di spaccio. Loro volevano prendersi le nostre, cacciandoci dal Conocal. Ne avevamo cinque, una di “erba” in via Al chiaro di luna, che faceva capo ad Antonio D’Amico ed era gestita dalla moglie Anna Scarallo; la seconda, in cui si vendeva cocaina, apparteneva a Giuseppe D’Amico e i ricavi andavano a Maurizio Costanzo che li spartiva con la famiglia Scarallo; la terza, anch’essa di cocaina, era gestita da Gennaro Schiavoni; la quarta, che invece era di marijuana, la teneva Silvio Rigotti; nell’ultima si spacciava cocaina, si trovava al Conocal “di sopra” ed era gestita da Natascia Miccoli che a sua volta si riforniva da Giuseppe D’Amico”. E’ il racconto di Gaetano Lauria, ‘o somaliano, pentito del clan D’Amico del rione Conocal di Ponticelli. Il giovane killer testimone d’accusa nel maxi processo che si sta celebrando con il rito abbreviato e nato dal blitz Delenda della scorsa estate che portò in carcere un ottatina tra boss e gregari della cosca dei “fraulella” ha spiegato in aula come funzionavano le piazze di spaccio e i gestori. E poi sulle forniture: “Arrivavano tutte da Giuseppe D’Amico, a volte, se necessario, da ’o pop ai Quartieri Spagnoli o dal rione Incis”.

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