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Papà Renzi non risponde ai giornalisti e Matteo attacca Grillo dal suo blog

4 Marzo 2017 - 19:41 · Redazione Cronache della Campania

Rignano sull’Arno. “Sono indagato, non posso dire niente”. Così Tiziano Renzi ai giornalisti dall’interno della sua abitazione a Rignano sull’Arno , il giorno dopo l’interrogatorio davanti ai pm di Roma e Napoli. “Come sta?” chiedono i giornalisti al di là della porta a vetri che rimane chiusa. “Mi è venuta anche la tachicardia”, dice Tiziano Renzi salutando e allontanandosi dalla porta. La difesa di Tiziano Renzi, nonostante la rinuncia a chiedere ieri il verbale di interrogatorio del padre dell’ex premier, ha deciso adesso di richiederlo “a fronte della continua pubblicazione di atti” del procedimento. Lo rende noto con un comunicato il difensore di Tiziano Renzi, indagato nell’inchiesta Consip, avvocato Federico Bagattini. “Con riferimento a quanto apparso in data odierna su taluni organi di stampa, aventi a oggetto stralci di atti del procedimento cui è interessato Tiziano Renzi – si spiega – si comunica che questa difesa non ha avanzato richiesta di copia del verbale di interrogatorio svoltasi ieri, avendone fatta espressa rinuncia in ossequio alle esigenze di riservatezza previste dal codice di procedura penale, pur essendo in possesso solo dell’invito a presentarsi, nemmeno contenente la descrizione dell’addebito. Pertanto – aggiunge Bagattini – a fronte della continua pubblicazione di atti di detto procedimento, verrà indirizzata alla Autorità Giudiziaria procedente formale richiesta di rilascio di copia degli stessi, in quanto già indebitamente divulgati”. Il difensore di Tiziano Renzi, avvocato Federico Bagattini ha ricevuto l’incarico di svolgere indagini difensive nel cui ambito ascolterà l’ad di Consip Luigi Marroni. Lo rende noto lo stesso legale con una nota. Il mandato, spiega, “al fine di contribuire all’accertamento della verità” è di “esperire indagini difensive ai sensi dell’art. 391 bis ccp e procedere ad intervista delle persone informate sui fatti, tra cui l’ing. Luigi Marroni”.

“In una trasmissione televisiva ieri ho spiegato la mia posizione, senza reticenze. Da uomo delle istituzioni ho detto che sto dalla parte dei giudici. Ho detto provocatoriamente che se mio padre fosse colpevole meriterebbe – proprio perché mio padre – il doppio della pena di un cittadino normale. E ho detto che spero si vada rapidamente a sentenza perché le sentenze le scrivono i giudici, non i blog e nemmeno i giornali”. Scrive Matteo Renzi sul suo blog tornando sul caso Consip e replicando a Beppe Grillo.

“Ma tu, caro Grillo – ha scritto poi Renzi – oggi hai fatto una cosa squallida: hai detto che io rottamo mio padre. Sei entrato nella dinamica più profonda e più intima – la dimensione umana tra padre e figlio – senza alcun rispetto. In modo violento. In una trasmissione televisiva ieri ho spiegato la mia posizione, senza reticenze. Da uomo delle istituzioni ho detto che sto dalla parte dei giudici. Ho detto provocatoriamente che se mio padre fosse colpevole meriterebbe – proprio perché mio padre – il doppio della pena di un cittadino normale. E ho detto che spero si vada rapidamente a sentenza perché le sentenze le scrivono i giudici, non i blog e nemmeno i giornali. Per decidere chi è colpevole e chi no, fa fede solo il codice penale, codice che pure tu dovresti conoscere, caro Beppe Grillo”. “Dire queste cose costa fatica -sottolinea- quando è indagato tuo padre. Ma è l’unico modo per rispettare le Istituzioni. Perché quando hai giurato sulla Costituzione, quando ti sei inchinato alla bandiera, quando hai cantato l’inno nazionale davanti a capi di stato stranieri rimani uomo delle Istituzioni anche se ti sei dimesso da tutto. Anziché apprezzare la serietà istituzionale tu hai cercato di violare persino la dimensione umana della famiglia. Non ti sei fermato davanti a nulla, strumentalizzando tutto. Allora -scrive ancora Renzi al leader M5S- lascia che ti dica una cosa. Mio padre è un uomo di 65 anni, tre anni meno di te. Probabilmente ti starebbe anche simpatico, se solo tu lo conoscessi. È un uomo vulcanico, pieno di vita e di idee (anche troppe talvolta)”. “Per me -spiega- però è semplicemente mio padre, mio babbo. Mi ha tolto le rotelline dalla bicicletta, mi ha iscritto agli scout, mi ha accompagnato trepidante a fare l’arbitro di calcio, mi ha educato alla passione per la politica nel nome di Zaccagnini, mi ha riportato a casa qualche sabato sera dalla città, mi ha insegnato l’amore per i cinque pastori tedeschi che abbiamo avuto, mi ha abbracciato quando con Agnese gli abbiamo detto che sarebbe stato di nuovo nonno, mi ha pianto sulla spalla quando insieme abbiamo accompagnato le ultime ore di vita di nonno Adone, mi ha invitato a restare fedele ai miei ideali quando la vita mi ha chiamato a responsabilità pubbliche. Questo è mio padre”.